Pensionati spendono metà pensione per salvare il gatto di casa
Quasi 500 euro per curare un trovatello: nessun aiuto economico per gli anziani

468.47 euro. A tanto ammonta l’importo di una fattura veterinaria pagata da due pensionati foggiani per curare il loro gatto. “Da due giorni non urinava – raccontano – e stava morendo… non potevamo attendere, altrimenti sarebbe morto. Giulio, il nostro gatto, è un trovatello che nostro nipote ci ha portato a casa un paio di anni fa. Avrebbe dovuto essere uno stallo temporaneo, in attesa di adozione. Ma il tempo è passato, e le richieste di adozione non sono arrivate. Nostro nipote ha pubblicato più volte la foto di Giulio con la richiesta di adozione sui social e sui siti di annunci, ma nessuno si è fatto vivo: Giulio ha raccolto decine di cuoricini e di pensieri caramellosi, ma di concreto niente. Alla fine, Giulio è rimasto con noi. Non ce ne siamo mai pentiti, è un gatto pulito e molto affezionato, e ormai fa parte della famiglia. Però, troviamo assurdo che non esista nessun tipo di assistenza pubblica, di sostegno anche parziale, allo sforzo economico dei privati. Non abbiamo comprato Giulio in un allevamento, non abbiamo cercato il gatto di pregio, ma abbiamo sottratto un essere indifeso dalla strada, contribuendo in piccolissima parte a risolvere il problema del randagismo, e da parte della ASL veterinaria, del Comune e in generale dal pubblico non abbiamo avuto nessun sostegno. Quasi cinquecento euro per salvare la vita del nostro gatto sono comunque ben spesi, ma per qualche settimana saremo costretti a fare molti sacrifici in attesa della prossima pensione”.

