Oziare (in estate) fa bene al corpo e alla mente
Nell’antica Roma “otium” aveva una connotazione positiva: riscopriamola oggi

I Romani consideravano l’otium (ozio) una pratica “elevata” da dedicare allo studio e alla cura di sé stessi, contrapposta al concitato “negotium” , ossia lo svolgimento degli affari pubblici e sociali.
Con il passare del tempo l’ozio (o la noia) sono stati considerati in maniera negativa. Oggi vengono addirittura demonizzati, poiché-in una società come la nostra- si esalta l’efficienza, la continua competizione in ogni settore e la necessità di “essere sempre sul pezzo”.
Alcuni filosofi e teorici del pensiero hanno rivalutato la noia, attribuendole anche una dimensione spirituale.
Il filosofo Walter Benjamin ha definito la noia come “l’uccello incantato che cova l’uovo dell’esperienza”.
Tutti noi oggi dovremmo riscoprire il piacere di annoiarci di più (e meglio).
In un ateneo statunitense, la “Lawrence University”, un corso accademico ha raggiunto uno straordinario successo negli ultimi anni.
Il percorso universitario si intitola “Doing Nothing”, ed insegna ad allievi e allieve l’arte di “non fare niente”.
In primo luogo, i docenti invitano a disconnettersi dai dispositivi elettronici, e poi trasmettono agli studenti la capacità di rilassarsi attraverso pratiche antiche e sempre attuali, come la meditazione, il tai-chi e la danza.
Intanto, in attesa di frequentare un corso accademico simile in Italia, potremmo provare (in concomitanza con le ferie estive) a dedicarci al riposo vero, riscoprendo la bellezza delle piccole cose, come guardare un tramonto o il mare.
Inseguendo pensieri sparsi senza necessità di metterli in ordine.

