Attualità

Ottanta anni fa i bombardamenti su Foggia

Le incursioni aeree provocarono quasi ventimila vittime

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Ottanta anni fa la città di Foggia visse la sua estate più tragica. Dal 15 maggio al 18 settembre 1943 le incursioni alleate distrussero una città, provocando oltre ventimila morti. L’obiettivo era quello di neutralizzare Foggia come scalo ferroviario e come base aerea. L’attacco più pesante colpi il capoluogo dauno il  il 22 luglio 1943, – tre giorni dopo il bombardamento del quartiere San Lorenzo a Roma – quando 71 Boeing B-17 Flying dell’aeronautica USA bombardarono la stazione ferroviaria. Quella mattina la stazione ferroviaria era particolarmente affollata di richiamati al servizio militare provenienti in gran parte dalla provincia e diretti al Distretto Militare. Scrive Michele Sforza, in La città sotto il fuoco della guerra. “Centinaia di persone cercarono scampo nei sottopassaggi della stazione, ma la scelta fu per loro atrocemente fatale. Due bombe fecero crollare le uscite. Poco distante una ferro-cisterna trasportante benzina venne colpita da una scheggia. Dallo squarcio fuoriuscì il carburante che subito s’incendiò. Il liquido si rovesciò tutt’intorno e s’infilò nel sottopasso gremito, zeppo di gente già in preda al panico perché non poteva uscire. Qui, in questo riparo di fortuna si compì una vera ecatombe. Centinaia di persone morirono atrocemente carbonizzate vive”. I bombardamenti dell’estate 1943  – e in particolare quelli del 22 luglio – sono stati descritti dal giornalista Luca Cicolella, nel libro “e la morte venne dal cielo” : “L’orologio della stazione segna le 9,43. Il cielo improvvisamente si oscura. Quaranta fortezze volanti ed oltre cinquanta aerei di mitragliamento piombano su Foggia. Quando il campanone del Municipio rintocca grave per dare l’allarme, la strage è in atto. Le prime bombe cadono sulla stazione, fracassandosi con inaudita violenza sui fabbricati e chiudendo gl’ingressi dei sottopassaggi da cui giungono strazianti grida di dolore”.  Quella giornat aè un ricordo indelebile anche per lo scrittore toscano Luciano Bianciardi, militare di leva nella caserma Miale. Insieme ad una decina di commilitoni fu mandato a togliere i cadaveri dalle strade. “Raccogliemmo in tutto diciassette cadaveri, e li portammo al cimitero, su di un mucchio già grande che altre squadre avevano formato. Erano centinaia di morti, un mucchio di carne umana macellata e cotta. Il più anziano fra noi, il caporale Bottai, che era un avvocato di Pisa, ordinò «Attenti» e qualcuno si fece il segno della croce. Io no: perché quella non era morte consacrata, era uno scempio osceno del corpo e dell’anima dell’uomo”. Quella tremenda estate di bombe e di morti fu raccontata dal Vescovo della città, mons. Fortunato Maria Farina in una relazione a papa Pio XII. A proposito del bombardamento del 22 luglio scisse. “La prima incursione, che fu veramente disastrosa per la città, fu quella del 22 luglio: l’obiettivo pare fosse la stazione ferroviaria, ma per riuscire nell’intento di annientarla, il nemico demolì rovinosamente un intero rione della città. E siccome l’azione aerea si svolse in pochi minuti, fulmineamente, nel momento stesso che sibilavano le sirene dell’allarme, sorprendendo la popolazione nel massimo affollamento lungo le vie per le attività mattutine, il mitragliamento, davvero barbaro e brutale, aggiungeva alle rovine ed alle vittime del rione demolito, una moltitudine di vittime abbattute per le strade, sui mercati, nella villa comunale, ove molti avean cercato di occultarsi sotto gli alberi”.

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