Costume e società

Come sarà l’ospitalità condivisa dopo la pandemia

I lunghi mesi che ci costringono a rispettare il distanziamento sociale, la mancanza di contatto fisico e l’abitudine ad evitare ogni luogo affollato ha già cominciato a spingere i viaggiatori a preferire l’ospitalità extra alberghiera. Affitto di case vacanze e la richiesta di ospitalità in famiglia tramite famose piattaforme Web, attraverso le quali le persone partecipano attivamente nelle esperienze turistiche.

Gli iscritti a siti di questo tipo volontariamente possono ospitare gli altri utenti nelle loro stanze per gli ospiti o su un divano letto per offrire un confortevole giaciglio in un ambiente familiare, che favorisce lo scambio culturale e allo stesso tempo garantisce il contatto con un numero limitato di persone.

Un fenomeno, quello delle condivisioni, certamente più diffuso oltre confine sia per quanto riguarda l’ospitalità in senso stretto che per lo scambio di casa in cui trascorrere le reciproche vacanze. Una pratica cominciata decine di anni fa nei Paesi dell’Europa del nord e in buona parte negli Stati Uniti, ha trovato in Italia terreno relativamente più ostico per un diverso retaggio culturale di grande accoglienza ma ospitalità ad aprire le porte di casa a sconosciuti.

Discorso molto diverso per quello che riguarda l’offerta di alloggio temporaneo ai viaggiatori in cambio di denaro che, malgrado il primo blocco delle attività dal secondo dopoguerra ad oggi, ha visto esplodere il successo delle case vacanza già durante la scorsa estate per ritornare a fare le ferie in sicurezza.

Questo tipo di alloggi ha incontrato subito il favore degli italiani in primis per poter soggiornare a tariffe mediamente molto inferiori rispetto alle tariffe medie degli hotel, con gioia dei possessori di immobili inutilizzati a cui si è presentato un modo per farli fruttare. In alcuni casi, come nelle principali città in cui è molto sviluppata l’industria delle fiere e delle convention, diventa la principale alternativa alla carenza di posti letto non coperti dall’hoteleria insufficiente.

Oggigiorno si sta assistendo anche ad un incremento del ricorso alle case vacanze per coloro che viaggiano per affari e per chi cerca una sistemazione a medio termine (mediamente superiore a 30 giorni, fino a un paio di mesi), perché rende più semplice trovare un ambiente adatto a continuare le proprie attività in smart working senza costi aggiuntivi e senza l’interferenza degli altri clienti tipici dell’albergo.

Gli hotel hanno già percepito questo pericolo della concorrenza, così si sono diffusi anche in questo tipo di strutture le aree dedicate ai viaggiatori d’affari che hanno bisogno di trovare una perfetta postazione di lavoro ovunque si trovino e in qualunque momento. Dall’altra parte è cominciata una forte pressione sulle istituzioni, affinché adeguassero il sistema tributario e quello delle licenze necessarie per rendere libero questo business.

Nel frattempo le attività alberghiere in sofferenza per la perdita di quasi tutto il flusso turistico proveniente dall’estero e di gran parte di quello interno si stanno diventando, alcuni dei quali hanno deciso di convertirsi a covid hotel anche in provincia di Foggia per dare ospitalità a tutte quelle persone dichiarate positive al coronavirus che devono vivere a distanza dai propri familiari conviventi in attesa della guarigione completa.

Redazione

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