Moschea a Foggia, avanti l’iter: “Le petizioni non incidono”. Il progetto punta su integrazione e sviluppo

FOGGIA – Va avanti secondo le procedure di legge il progetto per la realizzazione di una moschea a Foggia, destinata a una comunità di circa 10mila fedeli provenienti da 32 Paesi. A ribadirlo è il Comitato Multinazionale per la Moschea, intervenuto dopo la raccolta firme promossa in città per fermare l’iniziativa. Secondo il Comitato, le petizioni popolari, pur rappresentando una legittima forma di espressione, “non producono effetti sul procedimento amministrativo”, che resta regolato esclusivamente da norme statali e criteri tecnici vincolanti. Le decisioni, viene sottolineato, spettano unicamente agli enti competenti e non possono essere influenzate da iniziative prive di valore giuridico.
Il progetto, assicurano i promotori, è stato predisposto nel pieno rispetto delle disposizioni legislative, con documentazione completa e conforme ai requisiti richiesti. L’iter proseguirà in coordinamento con Comune, Prefettura e altri organismi istituzionali, nel segno della legalità e della trasparenza.
Accanto agli aspetti amministrativi, emerge anche la visione sociale ed economica dell’iniziativa. A sostenerla è Cecilia Grossi, dottore commercialista coinvolta fin dalle prime fasi nella costituzione del Comitato. La professionista ha seguito gli adempimenti burocratici, dalla redazione dello statuto alla registrazione presso l’Agenzia delle Entrate, sottolineando come oggi l’organismo sia pienamente operativo.
Secondo Grossi, la comunità musulmana rappresenta una realtà consolidata nel tessuto locale: “Parliamo di lavoratori, contribuenti e imprenditori che partecipano alla vita economica e sociale della Capitanata”. Da qui la necessità di un luogo di culto adeguato, come elemento fondamentale per una reale inclusione.
La futura moschea, nelle intenzioni dei promotori, non sarà solo uno spazio religioso, ma anche un centro aperto alla città: luogo di incontro, dialogo culturale e iniziative sociali. “Sarà accessibile anche a chi non professa la religione islamica, per favorire conoscenza e integrazione”, spiega la commercialista.
Non mancano le riflessioni sul piano economico: il progetto potrebbe generare un indotto significativo, sia nella fase di costruzione sia nel lungo periodo, contribuendo allo sviluppo del territorio. “L’inclusione non è solo un valore etico, ma anche un fattore di crescita sociale ed economica”, evidenzia Grossi.
Infine, l’auspicio di una maggiore rapidità nelle procedure: “Sarebbe importante snellire l’iter burocratico per consentire la realizzazione di un progetto ambizioso e rilevante per la città”.

