Attualità

Marco Ferrazzano, una storia di violenze che Foggia non può dimenticare

Foggia – E’ tristemente giunta la notizia dell’avvenuta morte di Marco Ferrazzano, 29 anni, in seguito all’esito dell’esame del DNA compiuto su un corpo trovato sui binari.

Un esito che ha distrutto completamente le speranze dei suoi famigliari e della stessa comunità foggiana che tanto aveva auspicato il ritorno del ragazzo sin dal 22 Gennaio, data in cui Marco ha salutato per l’ultima volta sua mamma dicendole che usciva per incontrare un suo amico.

A confermare il tutto è stato il Primo Cittadino, Franco Landella che ha dichiarato “una tragica notizia che non può lasciare nessuno indifferente e obbliga tutti a riflettere sulle conseguenze terribili che possono derivare da forme di violenza, più o meno subdola, come il bullismo”.

Ancora non è stato ricostruito dagli esperti il tragico avvenimento, ma è molto probabile, stando a ciò che ha dichiarato la famiglia e anche il sindaco, come sia stato forte se non determinante il peso delle violenze che il ragazzo subiva dai suoi coetanei: derisioni, insulti, minacce fino ad arrivare a pestaggi.

Marco, come ha raccontato Miriam, sua sorella, al programma Chi L’ha Visto custodiva gelosamente il suo cellulare, bloccava i suoi genitori su qualunque piattaforma social e cercava di non mostrare a loro ciò che lui doveva subire all’interno della realtà virtuale nella quale si affacciava quotidianamente, forse per non far pesare le sue sofferenze anche sulle persone a lui più care. Cellulare che doveva continuamente cambiare poiché gli veniva rubato spesso: una volta al mese a quanto pare.

La realtà virtuale alla quale si affacciava a quanto pare constava presumibilmente di minacce o insulti che riceveva in direct o via messaggi. Si sa per certo invece dell’esistenza di video pubblicati da account gestiti sicuramente da suoi concittadini, molto probabilmente anche coetanei come nel caso di “Comiche Foggiane”, pagina che non diversamente da molte altre esistenti in Italia pubblica video che raccontano di ciò che in televisione non viene mostrato a meno che non diventi fortemente virale, ovvero video che ritraggono scenette postate per “divertire” i propri followers, sono stati ritrovati anche di post di video che ritraevano proprio Marco, tra i tanti.

Moltissime sono le persone che si sono scagliate violentemente nei confronti di questo account trovando in esso, come accade frequentemente, il capro espiatorio.

Sarà, nel caso lo si ritenga opportuno, un tribunale a dichiarare se la pubblicazione di questi video possa essere considerata decisiva rispetto a ciò che è accaduto. Il problema da affrontare ad oggi però è un altro ed è sfortunatamente molto più radicato: il bullismo e il cyberbullismo. Secondo i dati più recenti, riportati su ConfiniOnline in occasione della Giornata nazionale contro bullismo e cyberbullismo il 7 Febbraio, tra i rischi maggiori sia i ragazzi che le ragazze della cosiddetta ‘Generazione Z’ “pongono al primo posto il cyberbullismo (66,34%), a seguire per i ragazzi spaventa di più la perdita della propria privacy (49,32%), il Revenge porn (41,63%), il rischio di adescamento da parte di malintenzionati (39,20%), stalking (36,56%) e di molestie online (33,78%). Mentre dopo il cyberbullismo, l’incubo maggiore per le ragazze è il Revenge porn (52,16%) insieme al rischio di subire molestie online (51,24%), l’adescamento da parte di malintenzionati (49,03%) e la perdita della propria privacy (44,73%)”.

Ad essere intervistati sono stati 6000 adolescenti provenienti da tutta Italia, dai 13 ai 23 anni, quindi è evidente come i dati siano seriamente allarmanti. A ciò che devono subire i ragazzi si aggiunge molte volte anche l’incapacità dei genitori che non sanno come comportarsi di fronte a tutto ciò pur di non limitare le libertà dei/delle loro figli/figlie.

Dal 2017 esiste una legge che dovrebbe preservare le vittime di questi fenomeni, purtroppo l’intervento a livello legislativo difficilmente riesce a intervenire completamente e soprattutto in tempo per condannare azioni che sulla rete avvengono così velocemente rispetto al nostro impianto burocratico.

La colpa non è assolutamente da addossare al Governo, ma alla stessa impossibilità di controllare quello che è a tutti gli effetti è un fenomeno culturale fin troppo saldo, soprattutto in età adolescenziale, che è a tutti gli effetti una fase della vita delicatissima in quanto piena di ansie, insicurezze, allo stesso tempo però questa è anche la fase che dovrebbe plasmare quelli che saranno gli adulti del futuro.

Molte volte però l’unico modo di fronteggiare utilmente sistemi di questo tipo è non chiudersi, ma parlarne con amici, parenti, chiunque e intervenire nel momento in cui vediamo che questo tipo di violenze avvengono davanti ai nostri occhi, che sia su Internet o quando usciamo di casa. Anche solo parlarne, aprirsi con qualcun altro si rivela utile anche solo per alleggerire se stessi del peso che si porta sulle spalle. Nessuno merita di essere calpestato da questa violenza sistematica che ha portato alla morte di tantissimi ragazzi, tra cui il nostro Marco.

Ci auguriamo che siano eventi di questo tipo a portarci a una riflessione profonda che cambi radicalmente il nostro approccio nei confronti del bullismo, del cyberbullismo e delle microaggressioni, anche queste violenze di tipo verbale/psicologico subdole e da non sottovalutare, superficialmente potrebbero essere considerate innocue, ma che a lungo termine potrebbero ferire profondamente una minoranza, un gruppo marginalizzato o anche un particolare individuo.

FONTI: Fanpage.it, La Gazzetta del Mezzogiorno, ConfiniOnline

Vincenzo Maddalena

20 anni. Studente di lettere moderne all’Università degli Studi di Foggia. Appassionato di libri, musica, serie tv e film. Come obiettivo principale mi pongo sempre quello di far conoscere realtà, idee diverse e interessanti di cui non si parla molto o se ne parla in maniera disinformata. Speranzoso soprattutto di continuare questo percorso giornalistico con buoni risultati.
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