Cultura e territorio

L’Unifg chiuderà la rassegna dedicata al librettista di “Giove a Pompei”

Nell’ambito del festival internazionale dedicato al grande librettista e poeta Luigi Illica, dal 27 luglio al 6 agosto p.v. il borgo di Castell’Arquato (in provincia di Piacenza, dov’è nato Illica) ha organizzato una serie di incontri, rappresentazioni e convegni sulla vita e le opere dell’autore dei testi di Bohème, Tosca, Madama Butterfly e Andrea Chénier solo per citare le più note (composte insieme a Giuseppe Giacosa). In considerazione della recente riscoperta dell’operetta Giove a Pompei (musicata dal compositore foggiano Umberto Giordano e Alberto Franchetti, su libretto appunto di Luigi Illica ed Ettore Romagnoli) e delle diverse rappresentazioni allestite con successo in occasione del 150esimo anniversario della nascita di Giordano, gli organizzatori del Festival Luigi Illica hanno invitato il Prorettore dell’Università di Foggia, prof. Giovanni Cipriani, a conferire proprio su Giove a Pompei la sera del 30 luglio p.v. (ore 21,15, piazza Municipio a Castell’Arquato) partendo, tuttavia, da un assunto: le confessioni dello stesso poeta, ad amici e colleghi, sulla scarsa considerazione che gli operisti avevano dei librettisti e sull’importanza che le parole assumono all’interno di una forma d’arte complessa come l’opera. «Bisogna avere un po’ di compassione anche per i librettisti» è un’invocazione che proprio Luigi Illica affida a una lettera spedita ad un amico, nella speranza che critica e soprattutto pubblico si accorgessero che gran parte della fortuna del verismo italiano dipendeva, in realtà, proprio dagli autori dei libretti.«Una disputa di cui si è occupata poco sia la critica che successivamente la storia – spiega il prof. Giovanni Cipriani, ordinario di Letteratura Latina presso il Dipartimento di Studi umanistici. Lettere, Beni culturali e Scienze della Formazione dell’Università di Foggia – ma che invece andava, e va, affrontata come una cosa molto seria. Gli operisti come il nostro grande Umberto Giordano, in realtà, devono moltissimo ai loro librettisti. Basti pensare che l’aria forse più popolare delle opere di Giordano, ovvero “La mamma morta” contenuta ne “L’Andrea Chénier”, è di Luigi Illica, e che quindi ciò che si canta e che resta nella testa di chi l’ascolta sono parole di un poeta e non di uno sprovveduto. A questo si riferiva Illica, nella sua nota corrispondenza sulla considerazione della critica nei confronti dei librettisti».

Un ruolo talmente importante, quello del librettista d’opera, che Luigi Illica, anche grazie al successivo ausilio di un grecista colto e raffinato come Ettore Romagnoli, riesce a dare forma a un’operetta tutt’altro che secondaria come Giove a Pompei, eseguita per la prima volta il 5 luglio 1921 al Teatro La Pariola di Roma. Un’operetta colma di riferimenti alla civiltà greco-latina, alla sua traccia consegnata all’umanità attraverso le gesta e le leggende dei suoi dèi, ma soprattutto un’operetta quasi inedita perché, dopo le prime rappresentazioni, la Compagnia teatrale andò incontro a un fallimento e da allora non ve ne furono altre. «E questo fino alla recente riscoperta di quest’opera ingiustamente ritenuta minore – aggiunge il prof. Giovanni Cipriani – culminata nella rappresentazione di “Giove a Pompei” proprio a Pompei, grazie all’iniziativa altamente meritoria di una serie di istituzioni locali coordinate dal Comune di Foggia e grazie all’impegno del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo. Io vengo chiamato dal Festival Illica per i due saggi, realizzati in tempi diversi, sull’operetta, saggi che portano alla luce proprio una nutrita quantità di problematiche e di dettagli, che erano rimasti dietro le quinte della scena, circostanze che invece sono molto importanti e che lasciano aperti tanti interrogativi, a cominciare dalle ragioni che hanno condannato al silenzio un’opera del genere per tanti anni. Il ruolo che l’Università di Foggia ha giocato in queste cerimonie, sia quella relativa al 150esimo anniversario della nascita di Umberto Giordano sia quella relativa al Festival Luigi Illica, è indubitabilmente un ruolo scientifico, perché queste pubblicazioni sono venute alla luce grazie a studi e ricerche condotte sul testo e sulla genesi dell’operetta, genesi che ho trovato, a dir poco, molto curiosa. L’Università di Foggia, quindi, in un contesto culturale ufficiale come quello del Festival internazionale Luigi Illica, proverà a rendere un’immagine di Foggia, del maestro Umberto Giordano e di tutte le istituzioni che hanno lavorato alla celebrazione del suo genio, e della sua comunità, il più possibile all’altezza della cornice artistica che l’operetta meritava e merita».

Simone Clara

Giornalista pubblicista dal 2015 e Direttore Responsabile di Foggiareporter.it - Giornalista pubblicista - Direttore Responsabile del sito Foggiareporter.it - Inviato partite e conferenze stampa Foggia calcio dalla stagione sportiva 2015/2016 - Collaboratore giornalista Gazzetta Meridionale - Inviato Barletta calcio per la stagione sportiva 2012/2013 - Redattore Napolicalcionews.it dal 2012 al 2014 - Iscrizione Albo Giornalisti Pubblicisti dal Giugno 2015 - Varie collaborazioni in ambito giornalistico Laureato in Beni Culturali info: simoneclara@outlook.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button
Close

Sostenerci è facile

Per favore, disabilita AdBlock