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Lucera, chiusa la Guardia Medica del Lastaria. Il sindaco Pitta: «sporgerò denuncia per l’ingiustificata interruzione di un pubblico servizio»

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Negli ultimi due giorni la Guardia Medica situata al piano terra dell’ospedale Lastaria di Lucera è rimasta chiusa, con un semplice foglio affisso sulla porta a comunicare la sospensione del servizio. Una modalità che ha suscitato indignazione tra i cittadini, soprattutto per l’assenza di indicazioni alternative a cui rivolgersi.

La situazione, tuttavia, non appare isolata. Da settimane, infatti, si registrano disservizi analoghi, in particolare nei turni festivi, con chiusure improvvise e senza un avviso pubblico. Un problema che riguarda non solo Lucera ma più in generale il territorio della Capitanata, con criticità diffuse anche nei Monti Dauni.

Sulla vicenda è intervenuto con fermezza il sindaco, Giuseppe Pitta, che ha annunciato l’intenzione di presentare una denuncia per interruzione di pubblico servizio. «Nel comunicarvi questo grave disservizio sono io che mi scuso al posto di chi invece dovrebbe farlo e non lo fa. Questa è una mancanza di rispetto assoluta nei confronti della nostra città», ha dichiarato. Il primo cittadino ha inoltre sottolineato come, nonostante ripetuti confronti con gli enti competenti, non siano arrivate soluzioni concrete. «Davanti al fatto che sono stati fatti buchi da centinaia di milioni in sanità e guarda caso i problemi che non si riescono a risolvere sono sempre quelli di Lucera, vi comunico ufficialmente che in settimana sporgerò formale denuncia per l’ingiustificata e reiterata interruzione di un pubblico servizio molto importante per la nostra collettività».

Le conseguenze per i cittadini sono tangibili. Alcuni utenti, dopo essersi recati al vicino Pronto Soccorso, sono stati rimandati indietro perché i loro casi sono stati considerati non urgenti e quindi differibili. Altri, invece, sono stati costretti a spostarsi verso i presidi di continuità assistenziale nei comuni limitrofi del Subappennino, con evidenti disagi soprattutto per le fasce più fragili della popolazione.

Secondo quanto emerge dall’ASL di Foggia, le difficoltà sarebbero legate non solo alla carenza numerica di medici destinati al servizio di continuità assistenziale, ma anche a una recente riorganizzazione che prevede il coinvolgimento dei medici di medicina generale per il completamento del monte ore. Una soluzione che, almeno nella fase attuale, starebbe generando più criticità che benefici.

In questo contesto, le Aggregazioni Funzionali Territoriali, pur presenti in alcuni centri, non sembrano riuscire a colmare le lacune del servizio. Il risultato è un sistema che, soprattutto nei piccoli comuni, fatica a garantire un’assistenza continua ed efficace.

La vicenda riaccende il dibattito sulla tenuta del sistema sanitario territoriale e sulla necessità di interventi strutturali, capaci di assicurare ai cittadini un servizio essenziale come la Guardia Medica, senza interruzioni e con adeguati standard di comunicazione e organizzazione.

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