Leggende foggiane: la testa pietrificata di via Sulmona

Un'inquietante leggenda aleggia tra le strade di Foggia

Foggia Reporter

Foggia – Continua il nostro viaggio tra le leggende foggiane, questa volta vogliamo spingere la vostra attenzione su un particolare presente nel cuore della città: la testa pietrificata in via Sulmona.

Se ne sta lì da secoli, affacciato osservando Foggia e i suoi abitanti dall’alto. Si tratta di un inquietante  testa pietrificata dai tratti maschili che spunta dal muro dell’edificio de Carolis lungo via Nunziata Sulmona.

Per notarla occorre alzare lo sguardo e vi sentirete subito osservati. Intorno a questa testa di pietra, da tempo, si susseguono numerose leggende. Grazie al contributo di Ettore Braglia, cultore di storia locale, possiamo darvi qualche informazione su questa antica testa pietrificata.

Tra i palazzi del cuore antico di Foggia si custodiscono numerose leggende tramandate negli anni, di generazione in generazione. Alcune hanno un’origine reale e storica che poi, con il tempo, è sfociata nella fantasia, E’ questo il caso della “nostra” testa di pietra.

La tradizione popolare sostiene che la testa rappresenti il volto del proprietario del palazzo che, in un impeto di generosità, decise di donare i propri averi alla chiesa di San Tommaso per realizzare una campana che avvisasse i mercanti dell’apertura e della chiusura delle porte cittadine, proprio perché il palazzo sorgeva sul confine delle antiche mura medievali.

Come segno di riconoscenza, i foggiani decisero di dedicargli la piccola testa presente ancora oggi sulla facciata della casa.  In un’altra versione, decisamente più fantasiosa, l’origine della testa viene ricordata come la “maledizione del servo”.

Nel 1677, in seguito a una condanna per tradimento, l’uomo venne condotto lungo l’attuale palazzo ex Dogana verso piazza Federico II, dove sarebbe stato impiccato di lì a poco. Afflitto e assetato, il servo si rivolse ai curiosi accorsi in strada, chiedendo da bere.  Un prete che seguiva la processione dall’alto, si affacciò da una piccola finestra, avvertendo tutti i cittadini di mettere da parte la loro misericordia altrimenti, essendo l’uomo un potente servo del demonio, avrebbe potuto salvarsi dall’impiccagione anche solo bevendo un po’ d’acqua.

La leggenda si conclude con il servo che, profondamente adirato, scagliò una terribile maledizione, affermando che non avrebbe più tolto la testa dal palazzo lì dove si trovava. E così è stato. Quella testa che vediamo ancora oggi, secondo alcuni, sarebbe quindi quella del servo giustiziato che, dopo tanti anni, scruta ancora tutti con il suo sguardo di pietra.