Cultura e territorio

La storia del cinema a Foggia, tra aneddoti, ricordi e curiosità

Tempo fa vi abbiamo parlato dello storico cinema Cineteatro Flagella, di cui ormai rimane solamente il nome e il ricordo, portandovi in un viaggio a ritroso nel tempo, nei lontani anni ’30, quando Foggia vantava la più grande sala cinematrografica del Sud Italia, un cinema che poteva trasformarsi anche in teatro in pochi minuti e che accolse tantissimi personaggi famosi, da Beniamino Gigli a Celentano. Con il contributo di Ettore Braglia, vogliamo scavare nella storia del cinema a Foggia, tra curiosità, aneddoti e le prime proiezioni.

Il periodo precedente l’avvento del sonoro nel cinema, è indicato come la silent era. In realtà i film non erano del tutto “muti”, quantomeno la fruizione: era infatti costume, dal grande teatro di città a quello di periferia, accompagnare le proiezioni con musica dal vivo, che fungeva da colonna sonora, eseguita solitamente da un pianista o organista, o addirittura da un’orchestra per i teatri che se lo potevano permettere.

Dal racconto di Maria Teresa Giagnotti riusciamo a tracciare la storia del cinema a Foggia grazie al suo “Strazzaparint”, Domenico Spadavecchia. I cui inizi della sua carriera sono da ricercarsi nella sala Roma che sorgeva al posto del “grattacielo” di piazza Cesare Battisti, nei pressi del Teatro Giordano. Maria Teresa ci racconta che Spadavecchia fin da bambino si appassionò al cinema e nitidi erano i suoi ricordi sulle proiezioni dei film muti proiettati a Foggia per molti anni e di seguito l’uscita di quelli sonori nel 1927.

Il piccolo Domenico, frequentava la scuola elementare e aiutava un certo Alfredo, operatore alla sala Roma, e dava qualche giro di manovella, la pellicola si montava tutta intera fuori quadro e poi si provava con l’orchestra che suonava di Mendolicchio al contrabasso e Rendinella al violino. Spadavecchia sempre nel racconto della sua parente, utilizzava spezzoni di pellicola e allestiva con questi sfridi di filmati, un mini cinema presso il palazzo Angelone, e con un lenzuolo, una lampadina e nu lampine proiettava alla rinfusa frammenti inanimati di films di Totò, di Amedeo Nazzari.

Gli anni della guerra videro il nostro cineamatore, prigioniero in un campo di concentramento dove fu utilizzato per la proiezione di documentari italiani, in lingua tedesca. Finita la guerra gli americani consegnano allo Spadavecchia un patentino di operatore per trasmettere filmati e notiziari delle truppe in attesa di ritorno in patria.

Ritornato nella sua Foggia, la sua famiglia nel frattempo per via degli eventi bellici, era sfollata a Troia, il vispo Domenico fu riassunto al cinema Flagella poiché era un’indispensabile factotum.

Fare l’operatore cinematografico nata da una passione fin da bambino gli ha permesso di vedere al teatro Flagella famose compagnie di prosa e finanche un incontro di lotta libera con Carnera, attori celebri da Nino Taranto a Dapporto e Macario. Davanti ai suoi occhi sono passati cinquant’anni di tecnica cinematografica, dal technicolor al cinemascope, al cinerama da 70mm, agli effetti stereofonici.

Sofisticate innovazioni che rispetto alla manovella hanno avuto effetti sorprendenti. Ringrazio personalmente la “Strazzaparint” Maria Teresa Giagnotti per le sue preziose notizie di famiglia, che ci ha permesso di rivivere una memoria storica che andava persa e che fa parte della storia del cinema di Foggia.

Leggi anche: Cinema Garibaldi, il cinema a luci rosse di Foggia

Redazione

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