“Il Consiglio comunale diventa virtuale, la democrazia no”: la nota stampa di Apricena Futura
Approvato regolamento per lo svolgimento delle sedute consiliari in modalità telematica

Con 9 voti della maggioranza (Sindaco incluso) e 8 della minoranza, il Consiglio comunale di Apricena ha approvato il regolamento per lo svolgimento delle sedute consiliari in modalità telematica. Un provvedimento che l’opposizione definisce non come una semplice innovazione organizzativa, ma come una modifica sostanziale degli equilibri democratici e delle regole del confronto istituzionale. Una manovra salva sindaco, arrivata ora che è appeso al filo di un solo voto.
La scelta arriva in un contesto già critico: le sedute continuano a essere trasmesse con strumenti rudimentali, spesso con audio scadente, immagini di pessima qualità e frequenti interruzioni di segnale. In questo quadro, restano irrisolti nodi fondamentali: come si certificano le presenze, come si garantisce il controllo pubblico sulla reale partecipazione dei consiglieri, come vengono verbalizzate le dichiarazioni, e soprattutto come si certificano le votazioni, comprese quelle “per alzata di mano”.
Secondo l’opposizione, il regolamento rischia di trasformarsi in uno strumento funzionale a garantire numeri e voti alla maggioranza, piuttosto che in un mezzo di modernizzazione trasparente e controllabile.
“Questo regolamento nasce sbilanciato – dichiara Ada Soccio – perché consegna alla maggioranza uno strumento potenzialmente decisivo nella gestione del Consiglio. Qui non si parla solo di ‘collegamenti da remoto’: qui si parla di garanzie, di controllo pubblico, di diritto dell’opposizione a partecipare e a contestare in condizioni di parità. E invece abbiamo un testo che lascia troppe cose alla discrezionalità e troppo poco alle regole.”
“Non siamo contrari alla modernizzazione – continua Soccio – ma non accettiamo una modernizzazione fatta male e, soprattutto, senza blindare i presidi democratici. In un regolamento serio devono essere cristallizzati criteri oggettivi: quando si può ricorrere al telematico, come si garantisce la pubblicità della seduta in tempo reale, come si certificano presenze e quorum, come si gestiscono le disconnessioni, come si vota senza ambiguità. Se queste cose restano vaghe, allora il regolamento diventa un terreno scivoloso.”
Sullo stesso punto insiste Vincenzo Ferullo: “La maggioranza ha scelto di approvare un testo che, invece di aumentare trasparenza, rischia di ridurla, quando i cittadini devono poter vedere e capire cosa accade. Se lo streaming non è garantito in modo chiaro e costante, e se le regole restano elastiche, allora il Consiglio si allontana dai cittadini. Esprimo dubbi anche sulla capacità dell’Ente di munirsi dell’adeguata dotazione hardware”.
“Un regolamento democratico deve prevedere una regola – sottolinea Ferullo -: se un consigliere cade dalla connessione in un momento decisivo e questo può incidere sul voto o sul quorum, si sospende e si rinvia. Non si può andare avanti ‘assentando’ per motivi tecnici chi non riesce a collegarsi. È una questione di correttezza istituzionale prima ancora che di diritto.”
Sul tema privacy e gestione dei dati: “Qui si richiamano principi generici – aggiunge Soccio – ma manca una disciplina robusta: base giuridica, ruoli e responsabilità, piattaforme e gestori, tempi di conservazione, gestione dei casi sensibili. Non si governa una materia delicata con formule di stile. La trasparenza non può diventare improvvisazione, e la privacy non può essere un paragrafo da liquidare con due righe.”
L’opposizione annuncia battaglia politica e istituzionale: “Oggi hanno approvato con un voto numericamente stretto – concludono Soccio e Ferullo – ma noi diciamo chiaramente che questo testo, così com’è, non è una garanzia per il Consiglio: è una compressione delle regole di equilibrio tra maggioranza e minoranza. Lo abbiamo contestato in aula e lo diremo fuori: quando si toccano le regole del gioco, non si può farlo a colpi di maggioranza. E soprattutto non si può farlo indebolendo trasparenza, controllabilità e diritti delle minoranze.”