Cultura e territorio

"Haje cacate?" e "Tosco": due medici particolari nella Foggia di un tempo

Foggia – Questa è una memoria cittadina ricercata tra le più antiche e rivolta a due valorosi e stimati medici, ben conosciuti per lo zelo professionale e lo spiccato galantomismo, ma pur noti all’epoca per i loro nomignoli e vissuti a Foggia nella metà del 1800.
Il primo Domenico Carella intransigente seguace della scuola medica salernitana; vi era rimasto agl’insegnamenti, quale crostaceo allo scoglio, in modo che ogni atto professionale ogni prescrizione, ogni cura s’ispirava sempre a detta scuola.

Da tutti era chiamato: “haje cacate?” motivo? perché convinto che la sanità del corpo e quindi della persona provenisse, dal regolare funzionamento intestinale della persona. Perciò ogni volta che veniva invitato a visitare un ammalato, quale prima domanda, poneva quella di: “haje cacate?“; per sapere se soffrisse di stitichezza o funzionasse bene il sistema intestinale.

Dopo la risposta del paziente, cominciava la consultazione che durava a lungo, data la scrupolosità dell’esame, e infine la prescrizione delle cure da farsi, per le quali richiedeva la più fedele osservanza.

Per il collega Pasquale Vinciguerra invece, il nomignolo proveniva dalla spiccata mania di voler parlare forbito; perciò era conosciuto come il “Tosco“; ma non tutte le parole dialettali si possono italianizzare; tante volte era costretto a deturpazioni che cambiavano il significato; mentre altre parole di proposito venivano travisate dagli amici per dare luogo ad episodi e scene che formavano oggetto delle conversazioni serali del salotto del circolo Dauno e del retrobottega della farmacia di via Duomo.

Una sera il discorso cadde sul pranzo del mattino riportato da ognuno di noi dei presenti: arrivato il suo turno disse: “ho desinato pan lessato con quella erbetta bucherellata che spontanea nasce nei nostri prati, vulgo chiamata rucola”. Apriti cielo, fu una vera tempesta di fischi ed urli, perché in coro gli amici della farmacia gridarono: Pasqualì quanne ù vuoie chiamà pane cutte e ruchele? “.

Un’altra sera entrato nella farmacia del Gallo, in via Duomo, che dietro la vetrina d’ingresso aveva un maestoso esemplare di gallo imbalsamato dallo sperone lungo 10 cm, visto che eccezionalmente il titolare della farmacia dott. Domenico Fuiani stava giocando la scopa, gli chiese: Mimì che ti giochi alla granata? “, gioco che venne sospeso per il chiasso e le risate dei presenti.

Ma quante altre sul suo conto, se ne raccontavano e arricchivano, seralmente, le conversazioni di altri ritrovi e circoli cittadini; molte erano vere, come da altri che volevano ridere alle spalle dei due professionisti valorosi e soprattutto galantuomini. In tale atmosfera di spensieratezza si passava a Foggia nell’800 giocosamente, la vita.

A cura di Ettore Braglia

Redazione

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