Grano duro, l’allarme di CIA Puglia: «Importazioni fuori controllo, prezzi crollati e agricoltori costretti a vendere in perdita»

BARI – Il presidente di CIA Agricoltori Italiani Puglia, Gennaro Sicolo, lancia un duro allarme sulla situazione del mercato del grano duro, denunciando un sistema che starebbe penalizzando pesantemente i produttori italiani a vantaggio dell’industria molitoria.
Secondo Sicolo, negli ultimi anni si è registrato un incremento significativo delle importazioni di grano duro, in particolare dai Paesi extra UE: +40% nel 2023 rispetto all’anno precedente, con ulteriori aumenti nel 2024 e nel 2025. Una dinamica che, a suo giudizio, avrebbe contribuito ad abbassare artificialmente i prezzi del prodotto nazionale, indebolendo il potere contrattuale degli agricoltori e favorendo fenomeni speculativi lungo la filiera.
«Si è creato uno squilibrio evidente – sostiene Sicolo – dove chi produce perde reddito mentre chi trasforma realizza profitti sempre maggiori».
CIA Puglia chiede un rafforzamento immediato dei controlli nei porti italiani e pugliesi, con verifiche sistematiche su tutte le navi che trasportano grano duro. L’organizzazione agricola sollecita il coinvolgimento coordinato di NAS, Guardia di Finanza, Sanità marittima e Osservatorio fitopatologico regionale per accertare il rispetto delle norme sanitarie, doganali e qualitative, verificando eventuali presenze di micotossine, residui di pesticidi, radioattività e la reale destinazione del prodotto importato.
Particolare attenzione viene richiesta anche sull’utilizzo del cosiddetto “perfezionamento attivo”, il regime doganale agevolato che, secondo Sicolo, rischierebbe di essere utilizzato in modo improprio a danno dei produttori italiani.
L’associazione agricola propone inoltre una sospensione delle importazioni di grano duro fino a dicembre 2026, sostenendo che le scorte attualmente presenti nei magazzini dell’industria siano sufficienti a coprire il fabbisogno nazionale e che ulteriori arrivi rappresenterebbero una pressione ingiustificata sul mercato interno proprio alla vigilia della raccolta.
A preoccupare maggiormente è il crollo delle quotazioni. Il prezzo del grano duro, evidenzia CIA Puglia, sarebbe passato da oltre 50 euro al quintale nel 2023 agli attuali 28 euro, tornando ai livelli di circa quarant’anni fa. Un calo che, secondo l’organizzazione, non troverebbe giustificazione nei dati produttivi, rimasti sostanzialmente stabili negli ultimi anni.
Sulla base delle stime Ismea, conclude Sicolo, molti cerealicoltori sarebbero oggi costretti a vendere sotto costo: a fronte di una spesa media di 1.170 euro per ettaro, il mercato riconoscerebbe ricavi pari a circa 700 euro per ettaro. Una situazione che, secondo il presidente di CIA Puglia, mette a rischio la sopravvivenza di migliaia di aziende agricole e dell’intera filiera cerealicola regionale.

