Crediti Foto: National Geographic Italia
Foggia Reporter

La Foresta Umbra è una riserva naturale bellissima, a pochi chilometri da Foggia, nella quale viene voglia di perdersi per sentirsi immersi in una vera e propria fiaba. Ricchissima di flora, vanta infatti oltre 2.000 di specie vegetali, la Foresta Umbra può essere considerata la più grande foresta italiana di latifoglie con faggi, che sono dei veri e propri monumenti botanici, con altezze di oltre 40 metri e diametri superiori al metro. Nella Foresta sono presenti circa 4.000 ettari di faggeti, querceti di Cerro, con presenza di Farnetto, Leccio, Roverella e specie nobili quali l’Acero, il Carpino bianco, l’Acero campestre, l’Acero montano, l’Orniello, il Tasso e tante altre specie.

E’ proprio alla sua ricca vegetazione che è legata un’antica leggenda che vede protagonista una giovane e bellissima ninfa di nome Gargara. Sin dall’antichità, infatti, nella foresta vi era un luogo considerato sacro, inviolabile, tra Vico e Monte Sant’Angelo. In questo luogo sorgeva un acero millenario gigantesco, conosciuto dalla gente del Gargano con il nome di “Millacero”.

La gente garganica raccontava che un tempo questo grosso acero era una bellissima ninfa, figlia di un uomo e di una Dea, bruna con occhi nerissimi, una chioma corvina e una una bellezza sconvolgente. Tutti si inchinavano a lei, la rispettavano e la temevano. Non osavano toccarla poiché era considerata una vera e propria dea; la chiamavano Gargara, la ninfa della foresta, figlia di una Dea che aveva rifiutato il Dio Giove per un uomo mortale.

Nella Foresta Umbra foresta viveva un fauno, metà uomo e metà caprone, che provava un’attrazione incontrollabile per la bella Gargara. Questo desiderio lo portò, una notte, a tentare di possederla, ma le forti urla della ninfa chiamarono a raccolta tutti i popoli e le fiere del promontorio che la salvarono dalle grinfie del satiro.

Il fauno decise allora di rivolgersi a Giove (memore delll’astio che Giove provava nei confronti della madre della ninfa) e gli rilevò che la figlia della dea che l’aveva rifiutato per un mortale, ora aveva osato rifiutarlo. Il fauno più volte cercò di ricordare al capo dell’Olimpo il torto subito fin quando Giove cedette e trasformò la ninfa Gargara in un rigoglioso acero bianco, che da quel momento divenne l’albero del fauno. Da allora il fauno visse accovacciato sui rami dell’acero difendendolo da chiunque volesse danneggiarlo.

Da “La montagna del sole” di D’Addetta