Cultura e territorio

28 anni dalla morte di Giovanni Panunzio, ucciso per aver denunciato la pericolosa mafia foggiana

Foggia – Ricorre oggi, 6 Novembre, il 28° anniversario dalla morte di un personaggio essenziale per la storia del nostro Paese e, in particolare, del nostro territorio: Giovanni Panunzio.

Nasce a Foggia nel 1941 e sin da giovane, orfano di padre, si occupò della sua famiglia lavorando. A 9 anni distribuiva il pane tra le case del centro storico di Foggia. Successivamente lavora come muratore nei cantieri e a 19 anni si innamora di Angela, la donna che sposerà e dal cui amore sono nati i quattro figli: Filomena, Michele, Pina e Raffaella.

Continuando il suo lavoro da carpentiere, dopo anni di fatiche, riuscirà ad aprire la sua impresa di costruzioni, prima nella Provincia e poi a Foggia.

Arrivato all’età di 51 anni diventò uno dei più importanti costruttori del capoluogo foggiano. Alla fine degli anni ’80 inizieranno purtroppo le minacce da parte della cosiddetta “Società Foggiana”, uno dei clan mafiosi più potenti e sanguinari d’Italia.

In un primo momento telefonarono Panunzio per estorcergli due miliardi di lire, ma prontamente quest’ultimo denunciò l’accaduto alle forze dell’ordine che gli assegnarono una semi-scorta, ovvero avvisare la Questura di ogni suo spostamento.

Ma per un lavoratore onesto e diligente come Giovanni, tutto ciò era troppo e, consapevole del fatto che avrebbe potuto essere ucciso, decise coraggiosamente di smettere di stare in silenzio e subire. Così, all’inizio degli anni ’90 decise di consegnare un memoriale ai Carabinieri per denunciare coloro che lo stavano minacciando.

Il memoriale, poi confermato davanti al magistrato, il 27 dicembre 1991 fece scattare un nuovo blitz antimafia in città dove vennero arrestati 14 persone, oltretutto nomi molto in vista della mafia foggiana. 

Purtroppo dopo poco tempo, nonostante la vigilanza radio-collegata, attivata a sua chiamata, giunse il tragico 6 Novembre 1992: Giovanni guidava la sua Y10 su via Napoli, la strada che percorreva per tornare a casa, quando i killer gli spararono più volte alle spalle, al polso sinistro e alla gola.

A nulla servì la corsa a raggiungere l’ospedale più vicino, l’imprenditore morì. In seguito alla sua morte, fu proprio grazie alla testimonianza di Mario Nero, un uomo che passava lì con il suo cane nel momento dell’accaduto, che si arrivò al processo e alla successiva condanna degli esecutori materiali e dei mandanti dell’omicidio, condannati all’ergastolo dalla Corte di Assise di Appello di Bari nel 1999. 

Come tributo ad un grande esempio di cittadinanza e di moralità, nacque l’Associazione “Giovanni Panunzio – Eguaglianza Legalità Diritti”, attiva nel territorio di Foggia e provincia dal 2015, il cui obiettivo principale è difendere le minoranze (migranti, donne e uomini gay o transessuali, persone disabili, donne discriminate e vittime della violenza di genere), oltre alle vittime della mafia.

A lui è stata anche dedicata una piazza nella sua città natale dove è presente una targa per ricordare il sacrificio dell’imprenditore foggiano. Infine, anche lo Stato ha onorato il suo sacrificio, con il riconoscimento concesso dal Comitato di solidarietà per le vittime dei reati di tipo mafioso di cui alla legge n. 512/99 a favore dei suoi familiari, costituitisi parte civile nel processo.

Fonti: interno.gov.it; vivi.libera.it; giovannipanunzio.org

Vincenzo Maddalena

20 anni. Studente di lettere moderne all’Università degli Studi di Foggia. Appassionato di libri, musica, serie tv e film. Come obiettivo principale mi pongo sempre quello di far conoscere realtà, idee diverse e interessanti di cui non si parla molto o se ne parla in maniera disinformata. Speranzoso soprattutto di continuare questo percorso giornalistico con buoni risultati.
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