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Foggia ha bisogno di investire nella cultura, gli studenti: “Ascoltate la nostra voce”

Foggia – In un’intervista a Repubblica il rettore dell’Università di Foggia, Pierpaolo Limone, ha dichiarato che il divario educativo tra nord e sud del paese è correlato, a suo avviso, alla povertà degli investimenti. I rappresentanti di Link Foggia vogliono rispondere al Rettore.

“Da molti anni come soggetto studentesco locale e nazionale sottolineiamo come ci sia un problema generale e nazionale di di finanziamento di Scuola e Università pubblica, che si va poi a riflettere nel paese nel permanere di un fortissimo divario tra il nord e il sud del paese: come possiamo immaginare una reale crescita di territori come quello foggiano senza un netto cambio di passo sulle politiche di finanziamento dell’istruzione?

Come possiamo immaginare la società, il paese e le città del futuro senza riconoscere a studentesse e studenti un ruolo che vada oltre quello di utenti di un servizio?” dichiara Michele Cera, coordinatore di Link Foggia – Coordinamento Universitario.  

“Molto spesso, in queste settimane di paura e di lotta alla mafia foggiana, abbiamo sottolineato come la chiave per l’emancipazione del territorio stia nel riconoscimento di un ruolo attivo a studenti e studentesse nella società, ma soprattutto nella rivalutazione dei luoghi della formazione e dell’istruzione pubblica in generale.

Rivalutazione significa investire risorse, senza le quali scuole e università non possono svolgere a pieno il loro ruolo sociale.” continua lo studente. 

“Ci auguriamo che le componenti della comunità accademica siano dello stesso avviso, e che alla corretta lettura dei fenomeni si voglia associare un’attivazione di questa stessa comunità nell’ottica del finanziamento: le esperienze di altri paesi, come Francia e Regno Unito, mostrano che l’attivazione della comunità accademica può portare risultati degni di nota, e reali avanzamenti nelle condizioni materiali delle persone.

Ci auguriamo che ci sia l’intenzione di avviare nel nostro ateneo una fase di riflessione continua e collettiva, che coinvolga tutte le componenti, non limitando gli spazi di confronto a sperimentazioni ma con il coraggio di aprirsi a tutti e tutte. La voce degli studenti spesso viene ignorata, travisata e strumentalizzata: ora bisogna ascoltarla.” conclude Cera. 

Redazione

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