Libando, il Festival enogastronomico che ci sporca le mani e ci fa ballare

Le tre giornate dedicate a Libando sono state giornate di festa

Foggia Reporter

Quest’anno Libando, il festival enogastronomico che ci sporca le mani, ci fa ballare e ci fa viaggiare attraverso i sapori italiani e del mondo, ha avuto come tema il “Cibo e il Riciclo”.

Dal 3 al 5 maggio, piazza Francesco De Sanctis, via Duomo, piazza Purgatorio, piazza Mercato, piazza Cesare Battisti, piazza Marconi e corso Vittorio Emanuele si sono lasciate inebriare dai profumi del cibo di strada che da sei anni aspettiamo golosamente, nel potpourri di colori e sapori dei suoi stand e food truck che puntellano il centro storico.

Musica, risate, mani unte, cartocci da tenere in mano, braci calde, olio bollente che scoppietta all’impazzata, birre fresche e tanta voglia di assaggiare cibi nuovi: tutto questo è Libando, Viaggiare Mangiando, il nostro ristorante a cielo aperto in cui non ci stancheremmo mai di entrare.

Con un bicchiere di sangria in una mano e un panino con la porchetta di Ariccia, ci siamo avventurati tra le stradine del centro, seguendo i profumi come cani da tartufo. Ci siamo inoltrati in vicoletti nascosti dei quali non sapevamo neppure l’esistenza, abbiamo ballato in piazza Purgatorio, in via Duomo abbiamo assaggiato gli arrosticini, abbiamo cantato in piazza Francesco De Sanctis con un buon bicchiere di birra artigianale in mano e abbiamo terminato la serata addentando una profumata e fragrante sfogliatella napoletana.

Tante le novità della 6^ edizione di Libando: la finestra di “Giordano in Jazz” e la video arte di Hermes Mangialardo, la partnership con il Banco alimentare, il riuso creativo dei materiali di scarto con iPez e ScartOff, la cucina circolare dello chef Igles Corelli e l’economia circolare con il convegno che vedrà la partecipazione del direttore de Linkiesta Francesco Cancellato, Librando e i Banchetti Letterari.

Per far scoprire e riscoprire ai foggiani e ai visitatori la città vecchia, durante le tre giornate ci sono state aperture straordinarie di siti di grande interesse storico e artistico. Gli ipogei di piazza Purgatorio e via San Domenico sono rimasti aperti dalle 21 alle 24, così come anche la Chiesa di Santa Maria della Misericordia, conosciuta da tutti come come la “Chiesa dei Morti”, avvolta da racconti e leggende, fatta costruire dalla Congregazione religiosa dei Bianchi nel 1645, che aveva il compito di recare gli ultimi conforti spirituali e seppellire i condannati a morte.

Le tre giornate dedicate a Libando sono giornate di festa per la città di Foggia, giornate in cui le piazze e le strade del centro si riempiono di gente venuta da tutta la Puglia e non solo. Possiamo dirvi che in quei tre giorni una città come la nostra, non sempre apprezzata persino dai suoi stessi cittadini si diverte e indossa una veste nuova. Una città la nostra che, come segnata dalla frase scarlatta “Fuggi da Foggia…”, si porta dietro da sempre l’immagine di città problematica, che difficilmente viene scelta per una vacanza.

Ben vengano allora eventi come Libando, che uniscono le persone di tutta la regione e non solo, le fanno cantare, ballare, sorridere e gustare piatti della tradizione serviti in piccoli cartocci da portare passeggiando tra le viuzze del centro, tra luci, musica e profumi. Ben vengano le ondate di odori che ci fanno viaggiare dall’Abruzzo alla Spagna, i food truck che ci fanno gustare la paella valenciana e le bombette di Alberobello, i cannoli siciliani e gli scagliozzi, e la musica che risuona tra i vicoli e rianima il cuore della città.

Foggia deve essere riscoperta e rivalutata, partendo anche da un festival dello street food, perché questa città ha tanto da offrire ma troppo spesso bisogna andarselo a cercare. Foggia non è solo calcio e buche, Foggia è la città che ha dato i natali al grande compositore Umberto Giordano, è la città degli eleganti palazzi settecenteschi, delle 51 chiese, dei vicoli che la domenica mattina profumano di sugo con le braciole, degli Ipogei Urbani, del Palazzo Imperiale di Federico II di Svevia, delle leggende, dei torcinelli, delle “case delle fate” e dei racconti degli anziani dei devastanti bombardamenti del 1943.

Non giudicateci se in questi tre cgiorni di maggio abbiamo amato un po’ di più la nostra città, l’abbiamo vista rinascere e stringersi intorno al cibo, tra focaccia barese, panzerotti fritti, sangria, pesce fritto e caciocavallo impiccato, ed è stato bellissimo.