Cultura e territorio

Foggia, Chiesa delle Croci: un monumento carico di fascino e mistero

Foggia – La Chiesa delle Croci è un monumento molto particolare, sicuramente uno dei più affascinanti nella città di Foggia, carico di fascino e mistero.

La Chiesa delle Croci, conosciuta da tutti i foggiano come “il Cappellone delle Croci”, è l’unico monumento di Foggia riconosciuto a livello nazionale: non esistono, infatti, altri complessi simili.

Il nostro viaggio si apre appena fuori dalla Porta Arpana, oltre le mura cittadine, lì dove si estende il caratteristico e popolare Borgo Croci (che prende il nome proprio dall’omonimo complesso monumentale) e che originariamente era abitato dai cosiddetti “terrazzani”.

Davanti ai nostri occhi si presenta un struttura enorme, imponente, elegante ma allo stesso tempo semplice, senza molti fronzoli. Una costruzione intorno alla quale da anni circolano diverse leggende e misteri.

L’atmosfera che si respira in questo luogo ci ricorda quella che si avverta in prossimità della caratteristica Chiesa dei Morti, altra chiesa antica e molto suggestiva del centro storico di Foggia.

Cosa rende così speciale la Chiesa delle Croci? Sicuramente la sua storia. La chiesa fu edificata alla fine del XVII secolo. Nel 1693 un frate cappuccino, Antonio da Olivadi, arrivò in città in un periodo di grande siccità e la leggenda vuole che fu grazie alle sue preghiere che ritornò la pioggia.

Si organizzò così una processione trionfante che arrivò all’incrocio di due grandi tratturi molto importanti per la transumanza, dove vennero piantate ben sette croci di legno, a simboleggiare le stazioni della Via Crucis.

Questo percorso di processione doveva servire per l’espiazione dei peccati. Era un modo per scongiurare la carestia e la siccità di quel periodo.

Antiche leggende raccontano che dopo quella processione tornò a piovere sulla città di Foggia, le preghiere dei foggiani erano state ascoltate.

Nel luogo dove furono poste le croci, successivamente, furono eretti i setti monumenti da cui era originariamente costituito il complesso. Sostare in questo luogo è un po’ come tornare indietro nel tempo, ripercorrere la vita dei pastori dell’epoca della transumanza, immaginare le loro chiacchierate arrivati in città, vivere i loro percorsi e la crescita della città che, giorno dopo giorno, si espandeva sempre di più.

Attualmente, sono in piedi solo cinque dei sette cappelloni, in quanto due furono abbattuti per far posto alla Chiesa. Le cappelle, che incontriamo percorrendo un vialetto alberato, si presentano in stile barocco popolare (privo di sfarzo e costruito in tufo), ognuna con decorazioni diverse.

Le cupole che sovrastano le cappelle ci ricordano un po’ i trulli di Alberobello, sicuramente anche per il materiale povero utilizzato per la loro realizzazione.

Il monumento è preceduto da un arco trionfale, anche questo in perfetto stile barocco, a cui seguono le cinque cappelle e la chiesa.

All’interno della chiesa è conservata una reliquia del Santo Legno della Croce di Gesù e una tela di scuola napoletana che raffigura la “Salita al Calvario”, forse uno dei quadri più belli tra quelli esposti nelle chiese foggiane.

Al centro del pavimento vi è una lastra sepolcrale con un teschio con corona ed ossa incrociate sopra la clessidra del tempo, simbolo molto particolare che scandisce la fragilità umana e la caducità del tempo.

Un tempo sormontava una suggestiva cripta dove sono custodite le spoglie dei soldati della prima guerra mondiale, diventata poi Museo della Religiosità Popolare.

Fonte: progettostoriadellarte.it

Annarita Correra

Mi chiamo Annarita Correra, ho 27 anni e amo raccontare storie. Credo che la bellezza salverà il mondo e per questo la cerco e la inseguo nella mia terra, la più bella del mondo. L’amore per la letteratura mi ha portato a conseguire la laurea triennale in Lettere Moderne e quella magistrale in Filologia Moderna. Ho collaborato con riviste online culturali, raccontando con interviste e reportage le bellezze pugliesi. La mia avventura con Foggia Reporter é iniziata cinque anni fa. Da un anno curo la linea editoriale del giornale, cercando di raccontare la città e la sua provincia in modo inedito, dando voce e spazio alla cultura e alle nostre radici. Mi occupo di web editor e creo contenuti digitali, gestisco la pagina Instagram del giornale raccogliendo e raccontando le immagini più belle delle nostra terra.

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