Foggia, calcio in carcere: docenti e studenti detenuti chiudono insieme l’anno scolastico
L'8 giugno alla Casa Circondariale l'amichevole promossa dall'ITET "Notarangelo-Rosati – Giannone-Masi

Una partita di calcio per salutare l’anno scolastico, ma soprattutto per allenare rispetto, collaborazione e senso delle regole. È successo l’8 giugno scorso alla Casa Circondariale di Foggia, dove squadre miste di docenti e studenti detenuti dell’ITET “Notarangelo-Rosati – Giannone-Masi“, indirizzo Agraria, Agroalimentare e Agroindustria, hanno giocato l’amichevole di fine anno su un campo di calcio.
L’iniziativa ha chiuso un percorso educativo sviluppato in carcere durante tutto l’anno. Per un pomeriggio l’aula si è spostata sul campo.
“Lo sport è salute, ma è anche educazione, relazione e crescita personale“, sottolinea il direttore Michele De Nichilo. “In carcere il suo valore va oltre l’aspetto fisico, perché permette di sperimentare il rispetto delle regole, la responsabilità e il confronto corretto con gli altri. Vedere docenti e studenti sullo stesso campo abbatte distanze e rafforza relazioni positive. È una palestra di cittadinanza, utile al reinserimento“.
A dare il senso dell’incontro è anche la responsabile dell’Area Trattamentale, Paola Errico: “Chiudiamo un anno ricco di progetti scendendo in campo tutti insieme. Non c’erano ruoli né voti, solo il pallone e il fair play. Ha vinto chi ha dimostrato che si può giocare insieme rispettando le regole, dentro e fuori dal campo. È stata educazione alla legalità vissuta, non raccontata”.
Dopo il fischio finale, docenti, studenti e operatori hanno condiviso un momento conviviale per fare il bilancio dell’anno.
I docenti ringraziano per la collaborazione il direttore De Nichilo, la responsabile dell’Area Educativa, il comandante Claudio Ronci e il personale di Polizia Penitenziaria, in particolare l’ispettore Antonio Crescitelli, il vice ispettore Maurizio Abbrescia e l’assistente Leandro Patriarca.
Nessun vincitore sul tabellino. Il risultato condiviso, spiegano dall’istituto, è un altro: la scuola resta presidio educativo anche in carcere, e il lavoro di squadra, il rispetto reciproco e la fiducia sono strumenti concreti per ogni percorso di crescita.

