E-bike truccate, scatta la stretta: arriva il “bicivelox” e le multe fino a 15 mila euro
Dopo i monopattini, i controlli si spostano sulle biciclette elettriche modificate. A Parma 15 sanzioni nel primo giorno, Bologna pronta a seguire. 8 mezzi su 10 fuori norma nei posti di blocco

Dopo i monopattini, tocca alle e-bike. Arriva in Italia il cosiddetto “bicivelox“, il nuovo strumento in dotazione alla Polizia Locale per stanare le biciclette elettriche truccate che sfrecciano a 50, 60 km/h su piste ciclabili e centri storici.
A inaugurare la nuova linea dura è stata Parma. Nei giorni scorsi gli agenti hanno testato per la prima volta il Dynostar, un banco a rulli portatile grande quanto una valigia. Funziona così: la bici viene fatta salire sul rullo, si aziona il motore e il dispositivo misura in tempo reale potenza e velocità effettiva. Un controllo che dura meno di un minuto e non lascia scampo ai furbetti.
Il bilancio del primo giorno ha fatto rumore: 15 verbali elevati tra via D’Azeglio e piazza Garibaldi, nel cuore della città. Tutte bici che sulla carta sembravano normali pedelec, ma che alla prova dei fatti spingevano ben oltre i limiti.
E il fenomeno non è marginale. Secondo le stime di settore, in Italia circolano oggi circa 1,8 milioni di biciclette a pedalata assistita. Nelle operazioni a campione condotte in diverse città del Nord, però, fino a otto mezzi su dieci tra quelli fermati sono risultati manomessi.
Il problema è tutto nel cosiddetto “sblocco”. Per legge, una e-bike per essere considerata velocipede deve avere due caratteristiche inderogabili: motore da massimo 250 watt e assistenza che si interrompe a 25 km/h. Con un kit da poche decine di euro acquistato online, o con una modifica software, quei limiti saltano. Si installa un acceleratore al manubrio e la bici diventa a tutti gli effetti un motorino abusivo, ma senza targa, assicurazione, casco e omologazione.
Ed è qui che scatta la stangata. Chi viene fermato su un mezzo così non prende una semplice multa per eccesso di velocità: il Codice della Strada lo tratta come se guidasse un ciclomotore irregolare. Si sommano le violazioni per mancata immatricolazione, assenza di targa, di copertura assicurativa e di casco. Il conto finale va da 5.000 a 15.000 euro, con sequestro immediato del veicolo.
L’operazione Parma non è un caso isolato. A chiederla a gran voce sono state FIAB, ANCMA – l’associazione dei costruttori – e Assoutenti, che hanno inviato una segnalazione congiunta al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per tutelare la sicurezza dei pedoni e la concorrenza leale dei produttori.
Il modello sta già facendo scuola. A Bologna l’assessora alla Sicurezza Matilde Madrid ha confermato l’acquisto dello stesso strumento: “Costa meno di 20mila euro, lo abbiamo visto in una fiera a Riccione. Da mesi riceviamo segnalazioni di mezzi che sembrano bici ma sono pericolosissimi per pedoni e ciclisti“.
Il messaggio dei Comuni è chiaro: la tolleranza zero iniziata con i monopattini è solo la prima fase. La seconda riguarda le due ruote elettriche.

