Cultura e territorio

Da Foggia a Sanremo, il giovane cantautore Gaudiano si racconta

Luca Gaudiano, o semplicemente Gaudiano, il suo nome d’arte, è uno degli artisti più discussi e apprezzati del programma AmaSanremo, trasmissione condotta da Amadeus nella quale i cantanti competono tra loro per riuscire ad aggiudicarsi i sei posti in palio per la categoria Nuove Proposte del Festival di Sanremo 2021.

Con il suo singolo ”Polvere da Sparo’, Gaudiano non solo si è aggiudicato meritatamente uno dei suddetti posti in palio, ma è anche riuscito a fare breccia nel cuore dei giudici e del pubblico che ha seguito la competizione, in particolar modo ha reso fieri tutti i suoi concittadini, ovvero noi foggiani. Purtroppo non sono così tanti i talenti nostrani che arrivano a questo punto della loro carriera, ma noi ci auguriamo che in seguito a ciò magari venga data a tutti i talenti emergenti in qualunque ambito delle occasioni in più per dimostrare che anche la nostra città c’è e sa come farsi sentire.

Abbiamo deciso comunque di scoprire di più riguardo Gaudiano, la sua vita, i suoi testi e anche i suoi programmi per il futuro tramite le seguenti domande alla quale il cantante ci ha gentilmente risposto.

Chi è Gaudiano come artista e come nasce la sua passione per la musica?

Ho scelto innanzitutto di utilizzare il mio cognome come nome d’arte poiché nel presentarmi al pubblico volevo che rimanesse integro il senso per cui ho iniziato a scrivere in maniera più dettagliata durante la mia vita e chiaramente anche l’evento traumatico che mi ha segnato, ovvero la scomparsa di mio padre che è avvenuta l’anno scorso.

Mi piace identificare nel mio nome d’arte una sorta di piccola eredità che mi ha lasciato mio padre quindi ho deciso di partire col mio cognome, poi si vedrà più in là, ma credo che manterrò questo nome d’arte poiché lo reputo abbastanza musicale, mi piace ed è facile da ricordare.

Gaudiano come artista è un ragazzo partito dalla sua città dopo aver finito la scuola, ha iniziato a studiare teatro-musical a Roma con il maestro Gino Landi. Dopo essermi diplomato, sono rimasto a Roma per qualche anno e ho lavorato ai miei primi spettacoli come American Idiot, Ghost o anche qualche piccolo lavoro a livello televisivo.

Nel frattempo, di pari passo, con la mia chitarra dietro ho cercato di mandare avanti il mio progetto musicale. Se non mi fossi portato la mia chitarra dietro forse non avrei mai scritto canzoni. Quest’anno, dopo essermi trasferito a Milano, ho fatto sentire le mie canzoni un po’ in giro e poi hanno deciso finalmente di produrmi. Ho iniziato ufficialmente con un EP.

Tu sei cresciuto a Foggia. Che tipo di legame hai con questa città e come ha influito nella tua formazione di artista?

Il legame che ho con questa città è forte. Sono cresciuto a Foggia come artista sotto tanti punti di vista: quando avevo l’età di 16 anni, ho iniziato a suonare con questo gruppo di amici, ma non c’era una vera e propria direzione artistica, non avevamo una vera e propria identità, sentivamo solo l’esigenza di suonare e provare a fare qualcosa per farci sentire sulla scena, dopo essermi diplomato ho fatto le mie prime esperienze in ambito dello spettacolo con una compagnia amatoriale del territorio e dopo aver fatto queste esperienze ho deciso di partire e andare via.

In sostanza Foggia è stata una palestra artistica importante, quindi devo dire grazie alla mia città dal punto di vista artistico poiché mi ha dato tanti spunti e anche la spinta per studiare fuori così da approfondire i miei studi perché il talento senza studio non è niente e così poi ho iniziato a formare quella che è la mia personalità artistica appunto.

‘Polvere da sparo’ è il tuo più grande successo al momento, non solo è riuscito a sapersi distinguere sia per quanto riguarda l’opinione dei giudici, sia dell’opinione in rete che io definirei essenziale per far conoscere il più possibile un brano. Il testo è probabilmente ciò che ha più colpito molte persone, oltre alla musicalità chiaramente, ti andrebbe di raccontare come nasce questa canzone?

La canzone è nata molto di getto. Il giorno dopo la morte di mio padre, il 29 Marzo 2019, questa canzone mi è uscita fuori come se le parole fossero lì ad aspettare che io le mettessi in ordine ed è così che nasce ‘Polvere da sparo’. Una canzone oltretutto scritta per immagini, ispirandomi a delle fotografie ben chiare che avevo nella testa e quindi ho dovuto semplicemente trasformare in poetica quella che per me era narrativa d’immagine.

Successivamente ho trasferito questi concetti in melodia registrandomi con il mio telefono così piano piano la canzone ha preso forma fino a quando non ho incontrato il mio arrangiatore e producer Francesco Cataldo, anche lui pugliese, che mi ha dato una bellissima chiave di lettura di questo brano creando una contrapposizione tra la forza drammatica del brano e l’arrangiamento che dà un taglio molto più leggero e che credo che sia la forza della canzone stessa.

Sempre in ‘Polvere da sparo’, nel momento in cui nel ritornello parte il drop sentiamo questo strumento dai suoni orientaleggianti, come mai questa scelta? 

Lo strumento in questione è un violino tradizionale cinese, l’Erhu, che è stato scelto per la sua fluidità poiché ‘Polvere da sparo’ aveva effettivamente bisogno di un momento di catarsi, un momento in cui il soggetto poetico si fa scorrere addosso un po’ le cose.

Questo strumento, campionato e riprodotto al contrario ha dato questo risultato. Ma la scelta non è stata fatta solo da un punto di vista interpretativo, ma anche evocativo: il fattore orientale all’interno di una musica di una persona che viene geograficamente dalla Puglia che è terra di dominazione, aveva anche un significato storico perché volevo recarmi a una specie di concetto di new folk che facesse comprendere le mie origini anche sotto un punto di vista musicale. 

Cosa ne pensi degli artisti che hanno concorso con te alla finale? Hai una canzone o una voce che hai preferito di più rispetto alle altre?

Sono tutti fortissimi secondo me e faccio anche fatica a scegliere perché sono arrivati in finale quelli che nella loro canzone avevano la capacità di toccare le corde emotive di chi ascoltava. Il pezzo di Folcast, ad esempio, è struggente e allo stesso tempo disarmante; con quello di Shorty sembra quasi di guardare un giocoliere che si esibisce davanti a un pubblico, con la sua musica è così eclettico che sembra qualcosa di più di un semplice cantautore, sembra un vero e proprio performer.

Secondo me una su tutte è quella di WrongOnYou che, anche essendo un pezzo abbastanza ritornelloso, credo che dal punto di vista artistico sia molto affine a me. Mi dispiace per Japoco de ‘Le Larve’ che non sia passato, perché secondo me è un grandissimo cantautore.

Ho notato che su Instagram segui artisti come Madame (che vivrà l’esperienza di Sanremo l’anno prossimo oltretutto), Mecna (anche lui nostro conterraneo), Mahmood. Tre degli artisti italiani più popolari del momento. C’è qualcosa che ti ispira del loro lavoro? Se sì, cosa? Ti ci vedresti a collaborare con loro in futuro?

Mi piacerebbe tantissimo collaborare con loro. Secondo me la musica in questo momento sta vivendo un periodo florido dal punto di vista artistico, di ricerca del suono, del linguaggio, della metrica, della poetica. Mahmood secondo me su tutti è un’artista di cui tutti avevamo bisogno.

Lo considero come un’apripista, una specie di Battisti/Mogol 2.0, cioè è come se avesse creato un nuovo spartiacque, insieme ovviamente a tanti altri che però fanno generi diversi. Però penso che per quanto riguarda il pop lui è veramente fenomenale, sia per quanto riguarda la scrittura, sia per arrangiamento.

Con Madame mi sono incrociato dietro le quinte letteralmente poco prima che dovessi salire io sul palco. Lei è un’artista molto interessante prima di tutto perché la discografia per le donne sembra sempre una porta chiusa, sono poche le ragazze che riescono ad emergere da un punto di vista di popolarità. Lei per me dà una pista a tutti i suoi colleghi uomini, per me ha una capacità di linguaggio, di scrittura veramente molto raffinata.

L’altra sera ascoltavo il suo brano ‘Sciccherie’, il suo singolo d’uscita, ho notato che è quasi come se inventasse una nuova lingua, è piacevolissima da sentire. Mecna non potevo non seguirlo, siamo foggiani entrambi. Gli ho anche chiesto di farmi la copertina del disco, ma non mi ha risposto, ma sicuramente perché è impegnatissimo. Lui non ha bisogno di presentazioni, si sta prendendo il successo che si merita ed è stimatissimo nell’ambiente. 

Per quanto riguarda il futuro: cosa dovremo aspettarci da Sanremo e dal post Sanremo per quanto riguarda la tua carriera?

Da Sanremo non so neanche io cosa aspettarmi, sicuramente preparerò molto bene l’esibizione, arriverò col coltello fra i denti perché ho intenzione di vincere. Dopo Sanremo ci sarà la pubblicazione del mio album al quale sto lavorando sempre con Francesco Cataldo con cui mi trovo molto bene. 

A proposito: come sta andando la produzione dell’album? Dovremmo aspettarci un album completamente solista come un classico debutto o qualche sorpresa in particolare dal punto di vista del sound o addirittura delle collaborazioni?

Delle collaborazioni non lo so, bisognerà vedere quanto interesserò ai miei colleghi perché le collaborazioni nascono proprio dal piacere del fare qualcosa insieme. In questa parentesi di Sanremo avrò fissato almeno una decina di collaborazioni con tutti. Ma le collaborazioni nascono quando scatta la scintilla nel rapporto con l’artista, sono molto estemporanee, non vengono molto programmate, a meno che l’etichetta non abbia l’interesse a farlo per te. La produzione comunque sta andando bene, ho iniziato a mandare le prime bozze al mio arrangiatore e inizieremo dopo Sanremo a lavorarci bene.

Che cosa vorresti consigliare agli artisti emergenti foggiani che cercano di farsi strada a quella che è una grandissima, ma comunque non facilmente accessibile, industria musicale?

Il mio consiglio è quello di non farsi confondere dalla smania del voler uscire con un proprio progetto, cioè non sempre quello che noi riteniamo di noi stessi è la verità. Bisogna ricercare una certa consapevolezza artistica, pensare a ciò che si scrive, a ciò che si vuole fare. Non bisogna rincorrere un’idea estetica, ovvero cercare di diventare qualcuno.

Certo bisogna sempre ispirarsi però di solito se la strada è facile, vuol dire che è quella sbagliata. Quindi se si ritiene di avere un certo tipo di talento bisogna essere preparati e quindi formarsi, studiare oggi più di prima perché adesso fuori ci sono veramente gli squali. Sono tutti molto preparati e molto bravi a livello musicale perciò le case discografiche sono abituate a sbattere le porte in faccia alla gente brava molto spesso quindi arrivare con la puzza sotto il naso, senza una preparazione e un percorso concreto alle spalle, è sbagliato.

Io non mi sento di consigliare di restare a Foggia poiché in questo momento la città ha poco da offrire in questo ambito, mi dispiace dirlo. Adoro estremamente la mia città e ci torno sempre con estremo piacere, ma non ho avuto la possibilità di restarci poiché quello che faccio io nella mia città non si può fare, non ha un mercato, così come in tante altre città.

Si potrebbe fare di più quindi a livello culturale. La musica in generale ha bisogno di confronto, ha bisogno di viaggiare, di incontrare persone, ha bisogno di tantissimi punti di vista. Mai credere di avere la verità o la canzone giusta in tasca, certo può capitare e sarebbe una grande fortuna, però bisogna andarsi a cercare l’opportunità giusta perché non arriva da sola.

Vincenzo Maddalena

20 anni. Studente di lettere moderne all’Università degli Studi di Foggia. Appassionato di libri, musica, serie tv e film. Come obiettivo principale mi pongo sempre quello di far conoscere realtà, idee diverse e interessanti di cui non si parla molto o se ne parla in maniera disinformata. Speranzoso soprattutto di continuare questo percorso giornalistico con buoni risultati.
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