Covid, la curva risale in autunno: non è una nuova pandemia, ma un’ondata stagionale
+76% di visite mediche in Francia in una settimana. L'epidemiologo Flahault: "Ripresa globale, come negli ultimi autunni". L'OMS e l'ECDC: nessun segnale di maggiore gravità, ma attenzione ai fragili

Il Covid torna a farsi sentire. Non con la forza del 2020, ma con il passo ormai familiare delle ondate autunnali.
L’indicatore più netto arriva dalla Francia. Nella settimana tra il 14 e il 20 settembre, le consultazioni dei medici di base per sindromi compatibili con Covid-19 sono aumentate del 76% rispetto ai sette giorni precedenti. Un rialzo trasversale, che riguarda tutte le fasce d’età, accompagnato da una crescita degli accessi in pronto soccorso e delle chiamate alla rete SOS Médecins.
A leggerlo è l’epidemiologo Antoine Flahault, professore di Sanità pubblica all’Università Paris-Cité, che parla di una ripresa globale. Segnali simili, spiega, si stanno registrando in altri Paesi europei, negli Stati Uniti e in Asia. Non un’anomalia, ma uno schema che si ripete: con la riapertura delle scuole, il ritorno al chiuso e il calo fisiologico delle difese, il virus trova più strada.
Sul fronte istituzionale il messaggio è di sorveglianza, non di allarme. Nella sua ultima valutazione di agosto, l’OMS mantiene il rischio globale su livello moderato, ricordando che Sars-CoV-2 può ancora causare malattia grave e decesso nelle persone più vulnerabili. L’ECDC, che monitora le varianti in circolazione in Europa, segnala tra le altre la sottovariante di Omicron NB.1.8.1, senza al momento evidenze di una maggiore severità clinica.
Perché succede ora? Gli esperti indicano tre fattori che si sommano: l’immunità, sia vaccinale che da infezione, che tende ad affievolirsi con i mesi; la capacità delle nuove sottovarianti di eludere parzialmente le difese; le reinfezioni, sempre possibili. A questo si aggiunge il contesto autunnale, che favorisce la circolazione di tutti i virus respiratori.
Anche i sintomi restano quelli conosciuti negli ultimi due anni: febbre e brividi, mal di gola, tosse, naso chiuso o che cola, stanchezza marcata, mal di testa, dolori muscolari, nausea, vomito e diarrea. In una parte dei casi possono comparire ancora alterazioni di gusto e olfatto. I medici ricordano di non sottovalutare i campanelli d’allarme: difficoltà respiratorie, dolore o pressione persistente al petto richiedono una valutazione immediata.
In Italia non è più previsto l’obbligo di isolamento per chi risulta positivo. Le indicazioni attuali puntano sul buon senso: restare a casa finché persistono i sintomi, soprattutto se c’è febbre, indossare la mascherina se si deve stare a contatto con persone fragili, curare l’igiene delle mani e l’aerazione degli ambienti. Per anziani, persone immunodepresse o con patologie croniche, il consiglio è di contattare tempestivamente il medico curante.
Non siamo davanti a un ritorno dell’emergenza pandemica. Siamo davanti a una ripresa stagionale che chiede monitoraggio costante e, soprattutto, attenzione verso chi rischia di più.

