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Cerignola: la città del cupolone

Benvenuti all'ottava puntata della rubrica viaggiando si impara

La città del cupolone, Cerignola, “Bella” e tonda come la sua “oleive”. . Benvenuti all’ottava puntata della rubrica viaggiando si impara.

Cerignola è l’ombelico di Puglia, perché nella sua civiltà racchiude forme, odori e suggestioni di una cultura autentica e genuina. Ciò che era un tempo Cerignola, lo si può immaginare imboccando l’autostrada attraverso “Il Monte”, la riserva naturale della Daunia meridionale disegnata da 130 ha di palude dal notevole valore botanico per lo svernamento dei volatili e per la sosta di transumanti. Terra Vecchia, centro d’insediamento di scambio sin dal 300 a.C. dà i suoi natali lungo la Via Traiana, a ridosso di Borgo Libertà sulla via della Transumanza nella storia di Torre Alemanna.

Quindi, com’è nata Cerignola? Dal costante lavoro di braccianti ed agricoltori capaci di trasformare la terra in oro, ricchezza ed unica risorsa per il quotidiano all’interno di una cinta muraria con tanto di castello e torri che divennero poi alloggi per cavalieri e piccoli palazzi. Viuzze tortuose, risonanti di fiero dialetto pugliese, echeggiavano parole come “groine” e “travagghje”. La ricchezza di Cerignola, infatti, è sempre stata questa e i suoi profitti agricoli si ottennero soprattutto con gli Angioini, affidata come feudo alla famiglia Caracciolo.

Dal racconto di tradizioni e costumi dalle voci dei più anziani, Cerignola appare una città spagnoleggiante vuoi per la pianura vuoi per la natura della terra.

In effetti, Cerignola, un po’ spagnola lo era, soprattutto con l’istituzione della Dogana delle Pecore, epoca in cui le entrate doganali furono causa di conflitto tra Francesi e Spagnoli. Dalla Battaglia di Cerignola, il 28 aprile 1503, Gonzalo Fernández de Córdoba ne uscì vittorioso con il suo esercito così che la Puglia fece parte del Regno di Napoli.

La sua importanza agricola e commerciale non venne mai meno. Si mantenne viva per tutto il ‘600 grazie alla famiglia Pignatelli che ne curo la sua industria alimentare, seppur nel 1731 il forte sisma che colpì tutta la provincia la rase al suolo. Ma, la sua ripresa fu dettata dal supporto economico dell’agricoltura, che lungo l’800 permise di ricostruirla anche grazie ad un netto incremento demografico che le necessitò un nuovo assetto urbano, più ampio e vigoroso del precedente. In Terra Vecchia sopravvisse solo la barocca Chiesa del Carmine insieme alla vecchia Cattedrale di San Francesco d’Assisi, che fu poi affiancata dalla cupola di San Pietro a capo del Duomo Tonti che per metà anno ospita ancora oggi accoglie l’icona della “Madonne de Repalte”.

L’economia cerignolana è sinonimo di agricoltura ed è tale ad eco nazionale, tanto da acquisirne un valore socio-archeologico: Cerignola è una delle pochissime città della Daunia, se non l’unica, a possedere in pieno centro storico il Piano delle Fosse, il grande magazzino di un tempo adoperato dagli sfossatori per il carico e l’estrazione del grano in centinaia di silos sotterranei rigorosamente numerati e catalogati. Un museo diffuso che traspare ricordi personificati nel gusto di “scaldatiedd” e i “cocc’l frett”, di cui gli ingredienti sono semplicemente materia prima autoctona e autentica.

 

 

Fonte: La Provincia di Foggia

Il Mercadante

 

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