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Celle San Vito, il più piccolo borgo di Puglia con tanto di Francia

Fontane e conventi intorno ad una via centrale che sa di Francia e cavatelli

Foggia Reporter

Fontane e conventi intorno ad una via centrale che sa di Francia e cavatelli. Andiamo a visitare Celle San Vito.

Celle San Vito, un lembo di terra arpitana in bilico sullo strapiombo dell’altissima Valle del Celone.

Questa è l’ “impressione” che suscita il più piccolo borgo di Puglia, fermandosi alle fontanelle del torrente Freddo sotto l’egida del Convento San Nicola dove tutto ebbe inizio dopo la morte di re Manfredi.

Correva l’anno 1266, quando le sue celle furono occupate dai mercenari provenzali di Carlo d’Angiò e da allora una lingua francofona, ancora oggi parlata e gelosamente custodita, si diffuse in una comunità di pellegrini francesi sempre più radicata a questa terra tanto da chiamare sé anche lontani parenti dalla Francia per farvi fissa dimora. Un mondo di andirivieni tra sud e nord, nord e sud. E come i francesi, anche noi ci andiamo volentieri!

Via del Corso di Celle San Vito

Alla Porta dei Provenzali ci si deve andare apposta, perché Celle San Vito è appartata, silenziosa, forse un po’ timida per la sua piccolezza. Fedele nei secoli, sembra immacolata come mille anni fa.

Dopo l’Arco, antico ingresso della fortezza medievale, il centro storico tra loggette e scalinate percorre fedelmente la striscia di terra che, immersa tra fitti boschi, fa notare come tutto sia a portata di mano. È possibile, infatti, scorgere tutta la sua bellezza in un sol colpo al suono di gorgoglii di fontane e antichi lavabi pubblici, vecchio ed usuale ritrovo delle donne di casa: altro che social network!

Chiesa di Santa Caterina – Ph. Credit: Borghi Autentici d’Italia

Ad un certo punto ecco il meraviglioso battistero del 1400 e la chiesa gotica di Santa Caterina che, si badi bene, non è la chiesa madre. Colpo di scena: la chiesa di Celle San Vito, dedicata al santo da cui prende il nome, si trova a due kilometri dal borgo in una contrada scoscesa e parallela alla via del corso.

Celle San Vito, infatti, non è tutta casa e chiese, ma è anche campi e valli: la sua identità si divide tra il verde della natura circostante e il piccolo borgo abitato in vetta alla montagna. Una bella strada da percorrere durante il canto delle processioni all’aria aperta dei tratturi agresti del valico del Crepacore intorno al Castiglione, sede storica delle incursioni saracene e angioine e di gestioni feudali.

E con tutta questa campagna, un altro aspetto interessantissimo di Celle San Vito è la cucina tradizionale dove ai cicatiell, che vanno per la maggiore e stanno bene su tutto, vi sono alcuni piatti stravaganti come la pizz appes, per non farla bruciare, e le lavanèlle do lu sanghe. De gustibus…! Ma ai peccèlattielle (taralli) e ai pupatièlle (biscotti al miele) non si può dire di no!

Fonte: pp. 174-176, Mongiello, L., “Nuclei urbani di Puglia: analisi e rappresentazione degli articolati insediativi”, M. Adda, 1999.

 pp. 16-23, Soletti, F., Sandri, A., “Le cucine del mondo”, Touring Editore, 2004.