Celenza, la festa più bella per uno dei sui figli più illustri: cittadinanza onoraria al professor De Cosmo
Il Consiglio comunale va a prenderlo a casa, la banda lo accompagna fino a San Nicola, il chiostro è gremito. L’abbraccio di un intero paese al medico e scienziato che non ha mai dimenticato le sue radici.

CELENZA VALFORTORE – È stata una delle feste più belle per Celenza Valfortore. Perché questa volta a essere celebrato non era soltanto il medico, il ricercatore, lo scienziato di fama internazionale. Era uno dei figli più illustri di Celenza che tornava tra la sua gente. E la sua gente ha voluto dirgli grazie. Il conferimento della Cittadinanza Onoraria al professor Salvatore Alessandro De Cosmo è stato un grande abbraccio collettivo, capace di unire la solennità delle istituzioni al calore di una comunità che riconosce in una storia personale prestigiosa anche un pezzo della propria storia.
L’immagine che forse più di tutte racconta il senso della giornata arriva ancora prima della cerimonia. Il sindaco Massimo Venditti, insieme all’intero Consiglio comunale, è andato a prendere il professor De Cosmo direttamente a casa. Un gesto dal forte valore simbolico: Celenza è andata a prendere un suo figlio per accompagnarlo all’onore che la comunità aveva deciso di tributargli. Da lì il percorso verso il Convento di San Nicola, accompagnato dalla banda di Celenza Valfortore, tra musica, incontri e saluti.
Ad attenderlo, nel chiostro del Convento di San Nicola, una folla delle grandi occasioni. C’erano le autorità civili, religiose e militari, gli amministratori, la famiglia e soprattutto tanti cittadini.
Una cornice che ha restituito alla cerimonia il suo significato più autentico: non semplicemente la consegna di una pergamena, ma la festa di un’intera comunità per uno dei suoi figli più illustri. Ad aprire la cerimonia è stato il sindaco Massimo Venditti. È seguito il profilo biografico e professionale del professor De Cosmo, affidato al vicesindaco Angelo Boccamazzo. Sono intervenuti quindi il capogruppo di minoranza Francesco Santoro e Marta De Cosmo, figlia del professore, che ha raccontato anche l’uomo accanto al medico e allo scienziato. Poi il momento più atteso: la lettura della motivazione e la consegna della pergamena della Cittadinanza Onoraria, accompagnata dall’applauso del chiostro di San Nicola e dalle note della banda.
Una cittadinanza che assume un significato particolare. Perché Celenza è il luogo dal quale tutto è cominciato e al quale, nonostante una carriera costruita ai massimi livelli della medicina italiana, De Cosmo ha continuato a tornare.
Il professore ha legato gran parte della propria attività professionale all’IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo, dove dal 1986 ha ricoperto incarichi di crescente responsabilità nella Medicina Interna, nell’Endocrinologia e nella Diabetologia, fino alla direzione di strutture complesse e del Dipartimento di Scienze Mediche.
È autore di 262 articoli scientifici in lingua inglese recensiti da PubMed, ha coordinato diversi progetti di ricerca in campo endocrino-metabolico e nel 2019 ha ricevuto dalla Società Italiana di Diabetologia il Premio “Ippocrate”.
Ha svolto attività di docenza presso l’Università degli Studi di Foggia, partecipato al Tavolo Tecnico per la Diabetologia della Regione Puglia e contribuito alla stesura di linee guida per la cura del diabete mellito. Attualmente è Presidente dell’Associazione Medici Diabetologi (AMD) e Presidente della Federazione delle Società Diabetologiche Italiane.
Un curriculum prestigioso che, però, durante la serata ha quasi lasciato spazio a un altro aspetto della vita del professore: il rapporto con Celenza e con i celenzani.
«Per me è stata una forte emozione – ha dichiarato il sindaco Massimo Venditti – conosco il professor De Cosmo fin dai tempi dei suoi studi, quando abitavamo nella stessa via. Oggi è un medico di fama internazionale, uno scienziato, e per me l’emozione è stata doppia».
Ma Venditti ha voluto soffermarsi soprattutto sull’uomo. «È una persona affabile, che si è sempre messa a disposizione dei propri concittadini. Ogni volta che qualcuno di noi ha avuto bisogno, lui c’è stato, senza mai far pesare il proprio ruolo o quello che aveva raggiunto. Quando ho proposto il conferimento della Cittadinanza Onoraria, la scelta è stata unanime».
Ed è proprio questo tratto umano a spiegare perché una cerimonia istituzionale sia diventata una festa così partecipata. Dietro il medico e lo scienziato c’è il celenzano che ha continuato negli anni a tornare a casa, a incontrare le persone e, quando possibile, ad aiutarle.
Lo ha ricordato lo stesso professor De Cosmo, visibilmente emozionato: «Questa Cittadinanza Onoraria ha per me un grande valore. È il riconoscimento della comunità alla quale appartengo, voluto dal sindaco e dall’intero Consiglio comunale, e non posso che esserne profondamente grato». Poi il riferimento alla sua professione e alla disponibilità verso i concittadini. «Ho sempre cercato di mettermi a disposizione per dare un aiuto concreto alle persone appartenenti a questa comunità. Credo che anche per questo il riconoscimento che Celenza ha voluto donarmi abbia per me un valore altissimo». La parola che torna continuamente nel suo racconto è Celenza. «Io sono di Celenza. Ho vissuto qui fino alle scuole elementari, poi per motivi di studio mi sono allontanato, ma c’è sempre stato un legame molto intenso. Appena potevo, durante le feste e nei periodi estivi, tornavo sempre».
Celenza, negli anni, è diventata anche il luogo nel quale ritrovare se stesso dopo il lavoro e gli impegni professionali. «Quando vivevo a Foggia per motivi di lavoro a San Giovanni Rotondo, tutti i fine settimana in cui ero libero venivo qui. Celenza è sempre stata il mio buon ritiro. Da qualche anno sono tornato a viverci stabilmente e ne sono molto contento». C’è una ragione, secondo De Cosmo, per la quale i piccoli paesi conservano una forza speciale. «Qui c’è ancora una vita di relazione che nelle grandi città si è persa. Si vive a contatto con le persone, ci si scambiano impressioni e opinioni e, se necessario, ci si mette a disposizione per chi ha bisogno».
Da qui anche la riflessione rivolta ai giovani e al futuro delle aree interne. «Credo, nel mio piccolo, di essere stato un esempio del fatto che anche in un piccolo comune si può crescere culturalmente e professionalmente. Ho sempre un grande rimpianto nel vedere questa sorta di diaspora delle famiglie celenzane: i figli e i nipoti si allontanano e qui rimangono soprattutto le persone anziane».
La sfida è creare le condizioni perché partire non sia l’unica possibilità. «Bisogna, con l’aiuto della politica, creare opportunità anche nei paesi così piccoli. Serve un lavoro comune delle amministrazioni comunali e il confronto con le istituzioni centrali. Volendo, ci si può riuscire».
E alla fine, dopo la medicina, la ricerca, i riconoscimenti e le riflessioni sul futuro dei piccoli comuni, l’augurio più bello per Celenza è arrivato quasi come una battuta. «Celenza caput mundi». Così il professor De Cosmo ha salutato il suo paese. E forse proprio in quelle tre parole c’è il senso di tutta la serata.
Si può partire da Celenza, studiare, diventare medico, ricercatore e scienziato, raggiungere incarichi prestigiosi. E poi continuare a chiamare casa il paese dal quale tutto è cominciato.
Sabato, nel Chiostro di San Nicola, Celenza quella storia l’ha raccontata a modo suo: andando a prendere uno dei suoi figli a casa, accompagnandolo con la banda e accogliendolo in un chiostro gremito.
Una festa bellissima. La festa di un paese orgoglioso di uno dei suoi figli più illustri. E di un figlio che, a Celenza, non ha mai smesso di sentirsi a casa.

