Economia

Carovita, Piemontese: “Imprese e famiglie non riescono più a fare fronte le spese, il Governo deve affrontare questa grave crisi economica e sociale”

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MANFREDONIA – “Il lavoro costa sempre di più e rende sempre meno: è questa la contraddizione che sta mettendo in difficoltà migliaia di piccole e piccolissime imprese, dall’autotrasporto all’agricoltura, dall’allevamento alla pesca. Ma il problema è ancora più grande: il caro vita sta mettendo sotto pressione le famiglie, riduce il potere d’acquisto dei salari e rischia di compromettere anche la continuità di servizi essenziali. Non possiamo permettere che una questione economica e sociale di questa portata continui a rimanere ai margini delle priorità nazionali e del dibattito pubblico”.

Lo ha dichiarato Raffaele Piemontese, assessore alle Infrastrutture e alla Mobilità della Regione Puglia, partecipando questa mattina a Manfredonia al presidio di protesta degli autotrasportatori, al quale hanno preso parte anche agricoltori, allevatori e pescatori. Erano presenti anche i sindaci di Manfredonia, Domenico La Marca, Monte Sant’Angelo, Pierpaolo d’Arienzo, e Mattinata, Michele Bisceglia.

“Oggi hanno parlato persone che hanno espresso con grande civiltà ragioni profondamente fondate, raccontando la fatica quotidiana di tenere in piedi un’impresa, garantire il lavoro ai dipendenti e rispettare gli obblighi verso lo Stato: non chiedono privilegi, chiedono che il loro lavoro torni a essere economicamente sostenibile”, ha sottolineato Piemontese.

Al centro della protesta, il caro gasolio e l’aumento generalizzato dei costi, che colpiscono in maniera particolarmente acuta le imprese di dimensioni minori, già esposte a margini di guadagno ridotti e a una capacità finanziaria limitata.

“Un autotrasportatore ha fatto l’esempio degli pneumatici: costano molto più di prima, come il carburante, la manutenzione e tutto ciò che serve a far circolare un mezzo. Ma i ricavi non crescono nella stessa misura. Lo stesso accade a chi produce olio extravergine di oliva, alleva animali o vive di pesca: aumentano i costi di produzione, mentre i prezzi riconosciuti a chi lavora restano troppo bassi”, ha spiegato l’assessore.

“C’è poi una questione che dovrebbe far riflettere chiunque abbia responsabilità pubbliche: in queste imprese il dipendente è spesso un compagno di lavoro, una persona con cui si condividono ogni giorno sacrifici e difficoltà. Lo stipendio va pagato puntualmente, perché con quello stipendio una famiglia deve arrivare alla fine del mese. E basta un ritardo nel versamento dei contributi, magari per recuperare un po’ di liquidità, per compromettere la regolarità del DURC e rischiare di non ricevere i pagamenti dalle committenze. È un meccanismo che può trasformare una difficoltà temporanea in una crisi irreversibile”.

Piemontese ha richiamato anche il fattore tempo: “Chi era al presidio ci ha detto una cosa molto precisa: quando i soldi non bastano, si rinviano i pagamenti, si intaccano i risparmi, si fanno debiti per pagare carburante, fornitori o stipendi, le scadenze non scompaiono, si accumulano e, tra due mesi, il conto di questa crisi rischia di arrivare tutto insieme, mettendo in ginocchio imprese che oggi fanno di tutto per restare in piedi”.

La partecipazione al presidio di Manfredonia segue l’incontro che Piemontese ha avuto lunedì scorso a Carpino con gli olivicoltori, alle prese con il deprezzamento del prodotto e l’aumento dei costi della raccolta e della produzione.

“A Carpino, come oggi a Manfredonia, manifestano donne e uomini, giovani e meno giovani espressione di mondi produttivi diversi che descrivono sostanzialmente lo stesso problema: si lavora, si produce ricchezza, si assumono responsabilità, ma diventa sempre più difficile ricavare dal proprio lavoro un reddito adeguato. La Regione Puglia ha disposto 30 milioni di euro per sostenere il comparto agricolo che produce olive e olio EVO: è un intervento concreto e importante, ma dobbiamo essere consapevoli che nessuna Regione, da sola, può correggere squilibri che hanno dimensioni nazionali ed europee”.

“Sono segnali diversi di una stessa tensione economica e sociale. Il rischio è che la crisi di liquidità delle imprese si trasformi in una crisi dell’occupazione e dei servizi, mentre le difficoltà delle famiglie comprimono ulteriormente i consumi, alimentando un circolo vizioso che impoverisce l’intera economia”, ha detto Piemontese, secondo cui la questione riguarda il funzionamento stesso delle filiere produttive, la distribuzione del valore tra chi produce e chi commercializza, il costo dell’energia, la fiscalità e le condizioni di accesso al credito.

“Non possiamo affrontare separatamente ogni protesta, aspettando che esploda una crisi per intervenire con una misura d’emergenza. Serve una risposta strutturale, nazionale ed europea, che affronti il costo del carburante e dell’energia, tuteli la redditività delle piccole imprese e garantisca rapporti economici più equilibrati lungo le filiere”, ha concluso Piemonntese, evidenziando una questione di attenzione politica e mediatica: “È preoccupante che una sofferenza così diffusa, che attraversa territori, categorie produttive e Paesi europei, non occupi stabilmente il centro dell’agenda del Governo nazionale e dell’informazione generalista: parliamo di persone che ogni mattina mettono in moto un camion, salgono su un peschereccio, entrano in un campo o aprono un’azienda. Ma parliamo anche delle famiglie che devono scegliere quali spese rinviare, dei giovani che vedono crescere il costo degli studi e degli spostamenti, dei lavoratori che non riescono a recuperare con gli stipendi il potere d’acquisto perduto: sono tutte facce della stessa crisi, eppure rischiano di diventare visibili soltanto quando una categoria organizza un presidio o una manifestazione”.

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