Carapelle, il villaggio rurale tanto amato dai Borbone

Il villaggio agreste tanto amato dai Borbone. Andiamo alla scoperta di ...

Foggia Reporter

Benvenuti alla quattordicesima puntata della rubrica “Viaggiando s’impara”

Il villaggio agreste tanto amato dai Borbone. Carapelle, uno dei cinque reali siti.

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Fiume Carapelle

Carapelle, uno dei paesi satellite di Foggia, un piccolo villaggio agreste trasformatosi in uno dei cinque reali siti. In Carapelle oggi si riconosce l’umiltà di una cittadina semplice e genuina, in cui l’agricoltura è la protagonista assoluta delle storie della sua gente, ma dietro di sé si cela una lunga storia. La natura di Carapelle fu ben distante dall’idea di una terra fertile e proficua come può ben immaginarsi vi fosse già nel territorio circostante e nel resto del Tavoliere delle Puglie. Carapelle nacque sterile e paludosa. Lo stesso nome, oltre all’omonimia con il torrente su cui si stanzia, deriva anche dal termine latino carapo il cui significato è “gorgo”.

Si tratta, dunque, di una terra molto ricca d’acqua, derivante dal Carapelle, appunto, un fiume irpino che, lungo ben 85 kilometri, raggiunge persino la Puglia sfociando nel golfo. Si spiega così la sfaccettatura varia di specie animali e vegetali che animano l’area circostante a Carapelle, dove oltre a campi irrigati e campagne abitate, è ricca anche di vegetazione selvaggia. Si prenda in considerazione, la natura del Bosco Incoronata, ad esempio.

Oltre al birdwatching, la campagna a ridosso di Carapelle è il luogo ideale dove avvistare un animale inconsueto: la gatta-cefala, un animale noto per gli amanti della pesca nel foggiano, una fusione tra una salamandra e una lontra, un abilissimo nuotatore molto presente lungo il Carapelle. Sintomo che si tratti di un ambiente salubre e salvaguardato, molto differente di quanto si possa pensare.

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Esemplare di Gatta-cefala

Inoltre, il valore aggiunto di Carapelle si riconosce proprio nell’amore che Re Ferdinando IV di Borbone nutrì per questa realtà tanto da andar contro corrente. All’epoca, tutto il territorio di Capitanata fu investito in opere di bonifica, ad eccezione delle aree circostanti al Carapelle.

Dura fu la lotta del Re borbonico nel suo piano di bonifica fino a che, nel lontano 1774, sorse un piccolo borgo rurale composto di case e pagliai. Da qui, l’affezione e la tradizione rivolti alla produzione del grano, del pomodoro e del carciofo, tre elementi principe tanto da esser celebrati ancora oggi, un pò da tutti gli abitanti dei cinque reali siti.

Il piano di bonifica fu conseguito anche dall’amministratore Francesco Nicola de Dominicis che qualche anno dopo collegò Carapelle alla Dogana di Capitanata. Dell’identità reale e borbonica di Carapelle si allude anche nella figura del suo patrono, San Francesco da Paola, celebrato ogni 2 aprile, un santo calabrese perseguitato dalle minacce e dai castighi degli Aragonesi. Carapelle è un paese semplice, ma non banale. La sua storia e la sua identità potrebbero perfettamente appartenere alla raffigurazione tipica del Leopardi ne “Il sabato del villaggio”.

 

Fonte: Anspi

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