Cagnano Varano, Grotta di San Michele: un luogo suggestivo ancora poco conosciuto

Alla scoperta di un luogo di culto ancora poco conosciuto

Foggia Reporter

Cagnano Varano – La bellezza del Gargano è nota a tutti e, con l’approssimarsi della stagione estiva, le località balneari così come i luoghi di culto si rinnovano per ospitare turisti e pellegrini giunti da ogni parte del mondo. Il nostro viaggio, oggi, ci conduce alla scoperta di uno dei luoghi più suggestivi del Gargano: la grotta dedicata all’Arcangelo Michele.

In prossimità del Lago di Varano, a 2,5 km dal paesino di Cagnano (contrada Tuzzone) si nasconde, tra la fitta vegetazione, un luogo sorprendente: una cavità naturale di origine carsica ha originato una grotta dedicata all’Arcangelo Michele. Non si tratta dell’omonima grotta dedicata al Santo e sede del Santuario nella città dei Siti Unesco, bensì di uno spazio meno ampio, ma non per questo meno suggestivo. All’ingresso, dopo aver percorso un breve sentiero fiancheggiato da aiuole verdeggianti, la facciata si presenta con un muro imbiancato protetto da un portone che consente l’accesso alla grotta.

Agli occhi di qualsiasi turista, pellegrino o curioso, si staglia uno scenario completamente nuovo e del tutto inaspettato: una parete rocciosa punteggiata di muschio e stalattiti appuntite abbraccia e protegge un altare sul quale troneggia la statua marmorea del “principe dei cieli”, l’Arcangelo Michele. Muovendo i primi passi verso l’altare principale è possibile notare sulle pareti i resti di alcune raffigurazioni religiose o pitture parietali policrome di epoca imprecisata, come quelle dei quattro evangelisti o della Madonna con bambino, in buona parte deturpate dal tempo e dall’attività umana.

Uno dei dipinti più nitidi rappresenta tre personaggi aureolati, tra i quali è riconoscibile la figura centrale accostata al Messia. Inoltre, abbassando lo sguardo verso il pavimento, è possibile rilevare alcune impronte lasciate dai fedeli nel corso dei secoli e durante i lunghi pellegrinaggi che conducevano alle varie mete religiose presenti sul territorio. Questo santuario naturale ci racconta una storia ben più antica, che ci riporta indietro ai tempi del Paleolitico Superiore. I ritrovamenti di numerosi utensili risalenti a quell’epoca confermano tale ipotesi.

Il sito, infatti, è stato oggetto di studi, negli anni ’70, da parte dell’Istituto di Antropologia e Paleontologia dell’Università di Siena (già protagonista di ricerche presso altre grotte del Gargano) che, grazie ad alcuni ritrovamenti, ha permesso di documentare l’esistenza di una tipologia di caccia a un cavallo selvaggio (ormai estinto) che ha fatto presagire l’esistenza di ampie praterie nell’area cagnanese, che oggi corrisponderebbero ai fondali della laguna di Varano. Il confine tra storia e leggende è labile e a parlare sono proprio queste ultime, dispensatrici gratuite di episodi e aneddoti dalle mille sfaccettature. Anticamente, nella zona più buia della grotta , vi si conducevano gli ammalati che venivano sottoposti ad abluzioni continue.

Dopo i lavacri si narrava che l’infermo volasse tra le braccia di Morfeo, Dio del sonno; lo stesso sonno (ottenuto con mezzi artificiali) favoriva la guarigione, unita alla suggestione di un luogo sacro e ritenuto dall’alta potenza taumaturgica. Alle spalle dell’altare, invece, la natura ha scavato quella che si conosce come la “polla di Santa Lucia”, che raccoglie l’acqua dello stillicidio della volta sovrastante. Secondo la tradizione quest’acqua possiede proprietà curative miracolose. È in questo luogo, dove storia e leggenda si fondono, che ha avuto probabilmente inizio la devozione a San Michele, considerato il protettore del nostro Gargano.

Fonti: notizie.comuni-italiani.it, Vaticano.com

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