La tragedia di Sadam Houssain nell’ex pista di Borgo Mezzanone ha riacceso i riflettori su una ferita mai rimarginata della Capitanata. Finita l’ondata di cordoglio sui social, la discussione si è spostata su un terreno più politico: di chi è la colpa se i ghetti esistono ancora? E che fine hanno fatto i soldi per superarli?

A queste domande ha provato a rispondere il deputato foggiano di Fratelli d’Italia Giandonato La Salandra, commentando un articolo del Corriere del Mezzogiorno. La sua posizione si basa su due punti molto chiari: la difesa degli agricoltori e l’accusa alla burocrazia dei comuni.

Sul primo punto, La Salandra difende con forza il settore agricolo. Il caporalato — spiega — è un fenomeno criminale che va combattuto, ma non si può usare per colpevolizzare un intero comparto. La maggior parte degli agricoltori lavora nell’onestà e subisce la concorrenza sleale di chi sfrutta la manodopera. È una precisazione giusta: non tutti gli agricoltori sono caporali. Va detto però che il caporalato trova terreno fertile in un mercato dove i prezzi dei prodotti vengono schiacciati dalla grande distribuzione, spingendo verso il basso il costo del lavoro.

Sul secondo punto, il parlamentare sposta le responsabilità dei ritardi sui comuni, accusati di inefficienza nella gestione dei fondi PNRR destinati a smantellare i ghetti. Per La Salandra, i commissari straordinari inviati dal Governo servono solo a dare supporto e non possono diventare il capro espiatorio dei problemi locali. Il ritardo dei comuni nello spendere le risorse è un problema reale in Italia. Tuttavia, di fronte a un’emergenza umanitaria che dura da anni, le istituzioni centrali e la politica non possono chiamarsi fuori: serve un intervento deciso per sbloccare i progetti.

Il pregio delle parole di La Salandra è quello di riportare il dibattito sui fatti concreti, lontano dagli slogan. Ora però bisogna evitare che la discussione trasformi la vicenda nell’ennesimo scaricabarile tra Governo e amministrazioni locali. Perché a Borgo Mezzanone serve una sola cosa: trasformare i fondi sulla carta in alloggi dignitosi e contratti veri per i lavoratori.
