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Borgo Mezzanone, tornano le ruspe nel ghetto foggiano

Ruspe al lavoro nel ghetto di Borgo Mezzanone

Foggia – Dopo quasi tre mesi tornano le ruspe nel ghetto di Borgo Mezzanone, agglomerato di baracche abusive sorto accanto al Cara (Centro richiedenti asilo), a pochi chilometri da Foggia.

Da questa mattina poliziotti, carabinieri e militari dell’Esercito Italiano sono al lavoro nel difficile ghetto foggiano per la demolizione di una quarantina di manufatti, tra cui case a luci rosse, ristoranti e abitazioni fatiscenti.

In questo insediamento abusivo fatto di abitazioni di lamiera, già nei mesi di febbraio e marzo, erano state abbattute 21 baracche, poi le ruspe erano tornare ad aprile per demolirne altre 19. Questo ghetto di cui tanto si parla da mesi in tutta Italia viene chiamato “la pista” in quanto è stato costruito su una vecchia base aerea utilizzata fino alla guerra nei Balcani. La storia di questo ghetto è agghiacciante e si intreccia con i fatti di cronaca nera che riguardano l’intero Paese.

La storia del ghetto di Borgo Mezzanone

Il ghetto di Borgo Mezzanone è uno dei ghetti più grandi del nostro Paese. Una vera e propria vergogna a due passi da Foggia. Una zona difficile, dove spesso la disperazione si trasforma in criminalità. Ripercorriamo la sua storia.

Nel 1999 quella zona venne usata come roulottopoli per l’accoglienza dei profughi della guerra del Kosovo. Dopo diversi lavori di ristrutturazione, avvenuti tra il 2002 e il 2004, divenne un centro di accoglienza permanente. Nel 2005, infine, aprì i battenti con la denominazione attuale.

Anche il noto quotidiano “Il Giornale” è tornato ad occuparsi della vicenda, facendo un riepilogo devi vari fatti criminosi accaduti nel corso degli anni all’interno della struttura

“Nel dicembre 2007, un eritreo di 25 anni, Kwabena Asamah, venne arrestato dai carabinieri dopo aver rapinato e tentato di abusare di una donna di 31 anni originaria della Nigeria. Asamah aggredì la donna per sottrarle il cellulare e poi la picchiò tentando di costringerla ad avere con lui un rapporto sessuale. Le grida d’aiuto della donna fecero accorrere il personale della Croce rossa in servizio nella struttura

Inevitabile che la tensione salisse ogni giorno fino a sfociare in violenza. Come quella che avvenne nel 2011 quando un tunisino di 21 anni Sallemi Lassoued fu accoltellato durante una rissa. Un altro ospite del centro provò per disperazione a uccidersi ma venne salvato da un carabinieri, aggredito per “ringraziamento”.

Nel 2015 un uomo di 30 anni, originario del Mali, venne arrestato con l’accusa di aver compiuto atti persecutori nei confronti di un’insegnante di lingua italiana della stessa struttura. Un anno dopo un altro accoltellamento, questa volta ai danni di un camerunense di 31 anni. La situazione divenne esplosiva tanto che nel settembre 2016 l’allora ministro dell’Interno Angelino Alfano annunciò un programma di interventi strutturali interamente finanziati dal ministero dell’Interno per la realizzazione di una nuova rete di recinzione, di una strada perimetrale interna, di un sistema integrato di video sorveglianza e anti-intrusione e di un nuovo corpo di guardia, nonché il potenziamento dell’impianto di illuminazione esterna al Centro per richiedenti asilo di Borgo Mezzanone. Il tutto a seguito di una inchiesta dell’Espresso che aveva documentato le condizioni di totale degrado all’interno del centro.

Cambiò qualcosa? Nulla. Nell’ottobre 2017 due nigeriani, Jeremiah Omomoh di 26 anni e Ahmed Shaban di 27 anni, vennero arrestati per violenza sessuale di gruppo ai danni di una connazionale. Entrambi erano domiciliati nella baraccopoli situata nell’area esterna del Cara di Borgo Mezzanone denominata “ex pista”.

Nel febbraio scorso, invece, un nigeriano di 27 anni, Ikalvin Imafore, è stato arrestato per il tentato omicidio e una rapina commessa nel Cara ai danni di un suo connazionale che ha ferito con coltellate alla spalla destra e all’addome sinistro, procurandogli anche un trauma cranico. Fino ad arrivare a qualche giorno fa quando, per cercare di evitare l’arresto di un migrante, numerosi extracomunitari hanno accerchiato due poliziotti, colpendoli con calci e pugni e bersagliandoli con un lancio di oggetti contundenti. Tutto è cominciato da un controllo anticaporalato e di contrasto dell’immigrazione clandestina.

Gli agenti della Polstrada hanno intimato l’alt ad un’auto che procedeva a forte velocità vicino a Borgo Mezzanone. Il conducente non solo non si è fermato, ma ha cercato di investire uno dei due poliziotti. Ne è nato un inseguimento, avvenuto anche su strade di campagna, terminato quando il cittadino del Gambia, Omar Jallow, alla guida dell’auto in fuga ha terminato la sua folle corsa nei pressi della baraccopoli esistente vicino al Cara. Alla fine venne ammanettato, sicuramente in modo poco ortodosso, alla ruota dell’auto della polizia.” Il 26 ottobre è stato arrestato Yusif Salia, il quarto uomo coinvolto nell’omicidio di Desirèe Mariottini.

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Pubblicato da
redazione