Addio ai vecchi cassonetti, il ritorno è vietato per legge: ecco perché i Comuni non possono tornare indietro
Dalla direttiva europea al D.Lgs 116/2020 fino alla tariffa puntuale TARIP: il cassonetto anonimo è fuori norma. Possono restare solo porta a porta e cassonetti smart con tessera

In centinaia di Comuni italiani, sui social e di fronte ai rifiuti abbandonati per strada la richiesta è la stessa: “Rimettiamo i cassonetti“. Una richiesta di buon senso per chi convive con odori, sacchi sul balcone e ritiri a giorni alterni. Ma la risposta delle amministrazioni è sempre la stessa, e non è politica: “Non possiamo, lo vieta la legge”.
E non è uno slogan. È davvero così.
Il punto di svolta è il 2020. Con il Decreto Legislativo 116/2020, che recepisce il Pacchetto Europeo sull’Economia Circolare, l’Italia ha detto addio al rifiuto anonimo. L’articolo 184 del Testo Unico Ambientale (D.Lgs 152/2006) è stato riscritto: ogni conferimento deve essere tracciabile e riconducibile alla singola utenza. Il vecchio cassonetto stradale, aperto a tutti, senza controllo, dove nessuno sa chi ha buttato cosa, non rispetta più la norma.
A questo si aggiunge l’obbligo più vecchio ma più stringente: l’art. 205 del D.Lgs 152/2006 impone il 65% di raccolta differenziata. È legge dal 2012. Con i cassonetti tradizionali nessun Comune del Sud superava il 35%. Con il porta a porta, alcuni Comuni pugliesi come San Marco in Lamis e l’intero bacino del Gargano hanno superato il 70%. Tornare ai cassonetti significherebbe scendere sotto soglia, con il rischio concreto di commissariamento regionale e sanzioni europee.
Ma il colpo finale è arrivato da ARERA, l’Autorità nazionale per i rifiuti. Con la delibera 15/2022 e il nuovo metodo tariffario, tutti i Comuni entro il 2025 devono passare alla TARIP, la tariffa puntuale. In pratica: non paghi più solo sui metri quadri di casa, ma su quanto indifferenziato produci davvero.
E come lo misuri? Solo in due modi legali:
- il mastello con TAG individuale del porta a porta;
- il cassonetto intelligente con tessera elettronica e calotta da 30 litri che registra ogni apertura
Il cassonetto libero non misura nulla, quindi rende impossibile applicare la tariffa. Un Comune che lo reintroducesse sarebbe immediatamente fuori legge e perderebbe anche i fondi PNRR, che finanziano solo progetti di raccolta domiciliare o isole ecologiche interrate e digitali.
Dunque, i cassonetti non sono scomparsi per una moda. Sono stati resi illegali dal sistema.
Cosa può tornare, allora? Non il vecchio contenitore grigio aperto in strada. L’unica alternativa al porta a porta ammessa dalla legge è il cassonetto smart: chiuso, con tessera, che si apre solo con la Carta Smeraldo e conta i litri conferiti. È il modello che stanno adottando Cesena centro, Bologna e Pisa, e che molti cittadini oggi chiedono come compromesso: più igiene del porta a porta, ma comunque a norma di legge.
Il cassonetto di una volta, quello sì, non tornerà più.

