83 anni dopo la drammatica estate del 1943, Foggia ha un monumento dedicato alle sue migliaia di vittime civili
E’ stato realizzato da Alfredo Nemo Romagno e inaugurato questa mattina nel piazzale antistante la stazione ferroviaria

FOGGIA -Due appuntamenti all’insegna della memoria e della testimonianza, a distanza di una manciata di ore. Foggia è stata drammaticamente segnata dai bombardamenti dell’estate del 1943, e le migliaia di vittime sono state ricordate in contesti differenti, uniti dalla commozione e dalla volontà di mantenere saldo il legame affettivo con loro, i loro familiari e con la storia e l’identità stessa della nostra città e comunità.
Ieri sera, nel cortile di Palazzo di Città, si è tenuta la manifestazione “Memoria e musica per una cultura di pace”, promossa e organizzata dalla Sezione Provinciale di Foggia dell’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra (Anvcg), in collaborazione con il Comune di Foggia. Accorati interventi della sindaca Maria Aida Episcopo, del presidente nazionale Anvcg Michele Vigne, del presidente della sezione provinciale Anvcg di Foggia Michele Corcio, del presidente della Fondazione Monti Uniti Filippo Santigliano, di Alberto Mangano, presidente del Comitato per il monumento dedicato alle vittime del ’43, di Pasquale Cataneo, promotore della delibera comunale che ha individuato l’area sulla quale allocare la locomotiva restaurata e il monumento alle vittime civili di guerra, di Antonio Castore della Fondazione Ferrovie dello Stato Italiane e dello scultore e designer Alfredo Nemo Romagno. Musiche e brani a cura dell’ANMIG Ensemble, diretto dal Maestro Giovanni Carelli, con Michele Fiorentino relatore musicale, e un repertorio dedicato alle vittime civili, alla libertà dei popoli e ai temi della memoria e della dignità umana.
Questa mattina alle ore 10 l’appuntamento atteso da decenni da più generazioni: l’inaugurazione ufficiale della storica locomotiva 880-009 restaurata e tirata a lucido nella sua nuova collocazione nel piazzale antistante la Stazione ferroviaria intitolato a Vincenzo Russo dopo la traslazione dalla villa comunale, e del monumento dedicato a loro, ai caduti civili del ’43. Presenti autorità civili e militari, gli studenti degli istituti Garibaldi e Poerio e tanti esponenti di associazioni con i loro gonfaloni, le loro spillette e i loro ricordi, tante persone che quell’estate l’hanno vissuta da bambini o attraverso i racconti dei loro parenti stretti. Sul palco le stesse figure istituzionali – con l’aggiunta dell’assessore regionale ai Trasporti Raffaele Piemontese e del segretario generale Nidil Cgil Francesco Volpicelli – e le altre diventate familiari, la stessa commozione (Mangano ha annunciato lo scioglimento del Comitato dopo anni di battaglie e l’obiettivo raggiunto attraverso la partecipazione e l’ascolto), la stessa soddisfazione (“siamo l’ultima generazione che poteva fare questo” ha spiegato Santigliano). Alfredo Nemo Romagno ha spiegato le motivazioni -il dolore e la rinascita- che lo hanno spinto a realizzare l’opera, una stele in pietra di Apricena alta circa cinque metri, poi benedetta da don Francesco Saverio Trotta delegato del vescovo mons. Ferretti. Il taglio del nastro, 83 anni esatti dopo l’inizio di quei bombardamenti, e a pochi metri il telo con i colori dell’arcobaleno sostenuto da esponenti locali del Comitato per la Pace, a ricordare a ognuna e ognuno dei presenti che morte, guerre, devastazioni sono incubi ancora drammaticamente e quotidianamente realtà in un mondo lacerato.

