FOGGIA – L’Università di Foggia, in collaborazione con la BCC di Canosa Loconia, ha ospitato in anteprima regionale lo spettacolo di teatro civile “Diario di un trapezista”, un progetto dedicato al racconto del giornalismo d’inchiesta e delle sue battaglie contro criminalità e poteri opachi. L’evento rientra nel percorso che l’Ateneo sta portando avanti per promuovere cultura della legalità, antimafia e consapevolezza civica.
Protagonista dell’incontro, nell’Aula Magna di Economia, il giornalista di Report Sigfrido Ranucci, sopravvissuto di recente a un attentato e voce tra le più esposte contro mafie e corruzione. Davanti agli studenti ha lanciato un allarme netto sulla Quarta Mafia, la criminalità organizzata radicata in Capitanata.
“Quello che ho visto fa paura. Qui c’è una mafia animale, feroce, continua, spregiudicata. Una pressione che mette a dura prova i cittadini, che meriterebbero sicurezza e Stato vicino – ha detto Ranucci –. Serve una comunicazione nazionale che accompagni questo territorio, che dia forza e opportunità di cambiamento.”
Il giornalista ha raccontato la sua esperienza personale, segnata da bombe, minacce e 240 querele, ma senza alcuna intenzione di arretrare: “Le bombe non uccidono la passione. Se volevano intimidirci, hanno ottenuto l’effetto contrario. La lezione del mio maestro Morrione è chiara: quando ti diventano addosso, sali sul trapezio successivo.”
Ranucci ha toccato anche i temi dell’informazione omologata, del rischio di riforme dannose per l’indipendenza della magistratura e della fragilità delle fonti giornalistiche: “Fa paura la libertà. Lo dimostra il tentativo di accedere alle mail della redazione di Report. Le fonti vanno protette, non perseguitate.”
Sulla libertà di stampa l’affondo è durissimo:
“L’Europa non è un’oasi felice: negli ultimi anni cinque giornalisti sono stati uccisi nel continente. L’Italia conta 30 cronisti assassinati dal Dopoguerra per aver raccontato mafie, terrorismo e criminalità. È un prezzo altissimo.”
