U’ cùrle, i pallùcce, mazze e bustikke: ecco i giochi foggiani di una volta

Facciamo un tuffo indietro nel tempo alla scoperta dei giochi di una volta

Foggia Reporter

Foggia – «Ci divertivamo con poco» continua a dirmi mio padre mentre cerca tra alcune foto un po’ ingiallite un ricordo degli anni in cui era ragazzino e amava giocare a mazze e bustikke. Concediamoci un tuffo nel passato, in una Foggia diversa, forse per alcuni aspetti migliore di quella di oggi, dove la domenica mattina non era domenica se non si andava nella Villa Comunale, quando era ancora un “paese dei balocchi” e le ore trascorrevano tra giochi, gelati, biciclette, passeggiate, altalene e sorrisi. Andiamo alla scoperta dei popolari giochi foggiani di una volta.

Tra le protagoniste indiscusse dei giochi dei ragazzini di una volta dobbiamo citare obbligatoriamente le biglie, i pallùcce, piccole sfere di vetro coloratissime, che bisognava colpire per far cadere nelle buche, appositamente scavate prima; le biglie più ambite erano le “kocis”, tutte bianche con qualche disegno colorato. Chi perdeva in qualsiasi gioco doveva essere sottoposto alla temutissima penitenza che consisteva in “dire, fare, baciare, lettera, testamento” e il bacio era un vero e proprio atto di coraggio.

Come si giocava? Alberto Mangano scrive in suo articolo che per giocare con le biglie bisognava scavare u’ càcce che era un buco delle dimensioni di un pugno della mano, ci si allontanava e da una distanza di 6-7 metri si lanciava la pallina e la progressiva vicinanza dal “caccio” determinava chi tirava per primo sino a chi tirava per ultimo. Ciascun piccolo giocatore doveva progressivamente eliminare gli avversari colpendoli con la propria pallùccia.

Tra i giochi amati soprattutto dalle bambine vi era la Campana, con un gesso, sull’asfalto, si realizzava un disegno con scritti dei numeri nelle caselle. Si lanciava un sassolino che doveva atterrare all’interno della casella senza toccare nessuna linea o uscirne fuori. Il giocatore saltellava su un solo piede di casella in casella lungo tutto il percorso, ma senza mai entrare nel riquadro in cui era presente il suo sassolino.

Un altro gioco foggiano di un tempo era u’ cùrle. Si tratta della moderna trottola, all’epoca veniva usata una pallina di legno ben tornita e affusolata da una parte che finiva a punta in cui era infisso un puntale metallico. Una cordicella veniva accuratamente avvolta attorno al corpo del curlo partendo dalla parte più  affusolata, mentre un capo restava nella mano del ragazzino che doveva giocare. L’attrezzo veniva lanciato e si creava un moto rotatorio. Chi effettuava il lancio migliore assicurava alla propria trottola anche più di un minuto di rotazione.

Il gioco forse più popolare a Foggia, però, era sicuramente mazze e bustikke. Ci si affrontava l’uno contro l’altro o in piccole squadre. Per giocare occorreva la mazza (che veniva usata a mo’ di mazza da baseball) e “‘u bustikke”, ovvero un pezzo di legno con le estremità affusolate (che doveva rappresentare la palla). Per iniziare a giocare bisognava lanciare ‘u bustikke con la mazza. Posizionata una piccola pietra per terra, su di essa si sistemava la mazzarella avendo cura di poggiare una punta per terra in maniera da ottenere una certa inclinazione. Si dava poi un colpo secco con la mazza sull’estremità più alta d’u bustikke per farlo alzare e, successivamente, mentre questo stava per cadere a terra, si dava un colpo in maniera da lanciarlo il più lontano possibile.

Alberto Mangano spiega le regole di questo popolarissimo gioco: “Si sceglieva ” ‘u catarron’” che era la base: di solito si posizionava dove c’era un tombino in maniera tale da sfruttare il naturale avvallamento creato dal tombino stesso. Dal “catarron’” si misurava il campo: si stabiliva dove era la zona da 10 punti , da 20, e così via fino ai 100 punti; i punti, in verità, rappresentavano di quante mazze ci si allontanava, o meglio, la mazza rappresentava l’unità di misura di lunghezza anche se, per non perdere tempo, ci si orientava ad occhio.

Quindi la squadra 1 cominciava a lanciare dalla base e a ruota tiravano tutti i suoi componenti in maniera che il secondo giocatore, sempre della squadra 1, partisse dal punto dove era arrivato con il lancio il primo giocatore e così via. Quando tutti i componenti di una squadra avevano lanciato, si vedeva dove era arrivato ‘u bustikke con l’ultimo tiro e, sempre in base alla lontananza dal “catarrone”, si assegnavano i punti. A questo punto il giocatore della seconda squadra prendeva ‘u bustikke e, sempre da quel punto,  cercava con la mano di tirare verso il catarrone per prendere la mano: si stabiliva quale era l’area massima intorno alla base entro la quale doveva arrivare ‘u bustikke per cambiare di mano (di solito entro i 10 punti).

Se il lancio faceva capitare ‘u bustikke nel catarrone (impresa difficile), la squadra il cui giocatore aveva fatto il lancio perfetto vinceva la partita mentre se capitava entro i 10 punti toccava alla seconda squadra partire dalla base. Se invece ‘u bustikke arrivava fuori dai 10 punti, si misurava la distanza dal catarrone e si assegnavano i punti alla prima squadra. Però, quando il giocatore lanciava ‘u bustikke con la mano, il giocatore della prima squadra che per ultimo aveva tirato con la mazza, poteva, sempre con l’aiuto di quest’ultima, prenderlo al volo e lanciandolo lontano attribuendo alla sua squadra i punti previsti per il suo lancio e quindi il giocatore della seconda squadra riprovava. Quando con il lancio raggiungeva o superava il limite del campo (100 punti) si diceva che si era preso ‘u bigliett’ (si era fatta una specie di strike).

Le discussioni spesso nascevano dal fatto che, chi lanciava ‘u bustikke con la mano si lamentava quando il giocatore con la mazza era troppo vicino al catarrone e gli impediva di tentare di conquistarlo; altre problematiche erano legate alle teste rotte ai passanti ( i giocatori erano sempre attenti) e ai vetri rotti alle porte e finestre soprattutto ai pianterreni. Saremmo curiosi di sapere se anche altrove esisteva un gioco simile con più o meno le stesse regole simile e soprattutto se è più antico il baseball o mazza e bustikke”.

Fonte: Alberto Mangano