Ci sono profumi che sanno di buono non solo per il palato, ma per l’anima. È questo il caso de “Il mio Giorno da Chef”, il contest gastronomico che il prossimo 14 maggio 2026 prenderà il via a San Giovanni Rotondo. Giunta alla sua quarta edizione, la manifestazione non è una semplice gara tra aspiranti cuochi. È un manifesto sussurrato tra il rumore delle padelle: il talento non ha barriere, e la cucina può essere il linguaggio universale del riscatto.

Alle ore 16:00, dieci finalisti si ritroveranno davanti all’insidia più temuta: la Mystery Box. Una giuria tecnica valuterà gusto, creatività e tecnica, ma tra i tavoli si leggerà molto di più.
Si leggeranno storie di coraggio e determinazione, di persone che hanno deciso di sfidare il pregiudizio mettendosi in gioco in prima persona. Ogni piatto sarà il racconto di un limite superato.
Quest’anno l’evento brillerà di una luce ancora più intensa grazie ai ragazzi del “Papillon verde”. Non saranno ospiti, ma il motore pulsante dell’organizzazione: si occuperanno dell’accoglienza e parteciperanno attivamente alla competizione. La loro presenza è la prova tangibile che professionalità e integrazione non sono concetti astratti, ma mani che lavorano, sorrisi che accolgono e competenze che crescono.

L’edizione 2026 porterà con sé un carico di emozione particolare. La manifestazione sarà interamente dedicata alla memoria di Gianni Armiento.
“‘Il mio Giorno da Chef’ non è soltanto una competizione, ma un messaggio forte di inclusione, dignità e valorizzazione delle persone. Attraverso il talento e la condivisione, dimostriamo che nessuna barriera può fermare chi ha voglia di mettersi in gioco.
Questa edizione, inoltre, sarà dedicata con profonda emozione alla memoria di Gianni Armiento, il cui esempio umano continuerà a vivere in ogni gesto di questa manifestazione” dichiara Graziano Serafino Leuzzi, presidente dell’associazione “Gli amici di San Pio”

Non sarà solo una finale per addetti ai lavori. La cittadinanza e la stampa sono invitate a partecipare, con invito, per testimoniare come il cibo possa diventare uno strumento di dignità e valorizzazione della persona.

Il 14 maggio, a San Giovanni Rotondo, non si premierà solo il piatto più buono, ma la capacità tutta umana di trasformare le difficoltà in un’occasione di condivisione. Perché, in fondo, la ricetta perfetta è fatta di tecnica, sì, ma soprattutto di umanità.
