Cultura e territorio

I Templari in Capitanata, storia di numerosi possedimenti

La geografia insediativa dei Templari in Capitanata, che rispetto all’odierna Capitanata, includeva anche le proprietà gestite dall’ordine in aree come la Campania orientale, il Molise meridionale e la Basilicata settentrionale, la provincia templare era denominata Apulia.

Ed è proprio in Capitanata, al confine con la Basilicata, a Spinazzola, che pare sia sorto uno dei primissimi insediamenti templari di Puglia. È in quest’ottica che vanno lette, le concessioni disposte a favore degli Ospitalieri dal vescovo di Ascoli Satriano, Giovanni (poco prima del 1149), e dal vescovo di Melfi, Stefano (1149).

Però un centro nevralgico per lo stanziamento e la rapida diffusione del patrimonio degli ordini in territorio pugliese sarà poi rappresentato da Foggia, dove fino al primo decennio del XIII secolo i Templari possedevano una chiesa intitolata a San Giovanni de Templo.

Da un documento, datato 1211-1219, e relativo ad una condotta ai danni della città di Troia, ribellatasi a Federico II, emerge infatti che, in risposta alla eventualità di un trasferimento della sede vescovile a Foggia, gli abitanti di Troia avevano saccheggiato e dato alle fiamme diverse chiese della città rivale e tra queste anche San Giovanni de Templo.

A Foggia, dove è appunto attestato un suburbium Templi, sorto nelle immediate vicinanze della domus templare, la cui chiesa era intitolata a San Giovanni Battista, l’ordine dei Templari gestiva un patrimonio immobiliare alquanto rilevante.

La città di Foggia, sia pur priva di cattedra vescovile, godeva di una ottimale posizione geografica. Sita nel cuore della Capitanata e facilmente raggiungibile da ogni parte del regno è proprio alquanto probabile che la mancata presenza di una sede vescovile in loco abbia alimentato le ambizioni dei presuli della città di Troia, interessati a estendere la propria giurisdizione anche sul territorio di Foggia. In quest’ottica, gli stessi presuli promossero e sostennero l’insediamento degli ordini religioso-militari e i Templari in città.

La conferma del progressivo incremento del numero degli insediamenti in Capitanata viene da un documento, emesso a Foggia il 31 ottobre 1213, che rinvia alla celebrazione di un capitolo provinciale, tenutosi apud Lamam nel corso del medesimo anno.

Tra i convenuti, oltre al maestro provinciale Pietro de Ays, figurano i precettori di alcune delle principali magioni templari dell’area garganica. Si tratta di frate Guido, preceptor della comunità presente a Lama; frate Sallustio, preceptor di Bersentino; frate Geremia, preceptor di Foggia e frate Adam, preceptor di San Quirico di Siponto.

Nel settembre del 1240, a seguito di un’inchiesta relativa ai beni posseduti da Templari e Ospitalieri nel regno, Federico II dispose la restituzione ai Templari di alcune abitazioni ubicate a Siponto. Le domus e i possedimenti dei templari sono infatti attestati a Villanova, a Civitate, a Fiorentino, a Montecorvino.

Nel corso del XIII secolo, i Templari s’insediarono con successo anche a Lucera. Nel 1226, ad esempio, la rivalità con altre congregazioni religiose in merito al possesso di alcuni beni compresi nel territorio tra Lucera e Serra richiamò l’attenzione di papa Onorio III, che intervenne per dirimere la questione. E sempre nelle immediate vicinanze di Lucera, pare che a cavallo tra il XIII e XIV secolo i Templari hanno gestito anche alcune masserie (Casanova, Santa Lucia de Rivomortuo e Machia Pentericia) censite in un documento del 1303 a firma di Carlo II d’Angiò.

Relativamente alle proprietà templari in Capitanata, oltre a riconoscere il feudo di Alberona, Carlo I d’Angiò, nel 1272, intervenne ancora a tutela degli interessi dell’ordine, rappresentato dal maestro provinciale Guglielmo de Belloioco, condannando le molestie arrecate ai frati da alcuni feudatari. Rainulfo di Culant, che, aveva occupato un mulino di proprietà templare, ubicato nelle pertinenze della terra in Fiorentino. In Capitanata lo scalo marittimo di più ampio respiro era rappresentato dal porto di Manfredonia, dal quale periodicamente salpavano, dirette in Oriente, le navi degli ordini cariche di rifornimenti e soprattutto di prodotti agricoli.

La frequentazione del porto di Manfredonia da parte dei convogli templari è attestata ancora agli inizi del XIV secolo. Un’altra affermazione dei Templari in Capitanata è la concessione del priorato benedettino di San Pietro di Torremaggiore, disposta dalla Sede apostolica nel 1295.

San Pietro di Torremaggiore, era stata la stessa comunità monastica a richiedere nel 1288 l’annessione ai Templari e da ritenere comunque che gli allevamenti templari allestiti nei pressi di Alberona, e finalizzati soprattutto alla produzione di carne, latte e derivati, siano stati i più estesi della Capitanata.

Non è azzardato riconoscere ai Templari di fungere da stimolo alla locale crescita economica, favorendo l’aumento della produttività, il sorgere e la sopravvivenza di piccole e medie aziende, un esempio era quello degli armatori di Vieste, ai quali ricorsero i Templari nel 1303 per traghettare viveri e provviste in Oriente.

Bibliografia: Archivio biblioteca di Napoli

Articolo a cura di Ettore Braglia

Redazione

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