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Storie di vita che diventano un libro. La forza della biblioteca vivente all’IPEOA “M. Lecce”

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Ieri, 15 aprile, l’aula dell’IPEOA “M. Lecce” tra San Giovanni Rotondo e Manfredonia si è trasformata in qualcosa di diverso da una semplice classe: è diventata uno spazio di ascolto puro. Grazie al progetto “Biblioteca Vivente”, promosso dall’Associazione “Cultura è Gentilezza” di San Severo, gli studenti hanno potuto sfogliare pagine fatte di vissuti difficili e storie di riscatto.

La dottoressa Arcangela De Vivo, presidente dell’associazione, ha introdotto il concetto legato alla narrazione come via di uscita, andando oltre la   teoria, ma narrando racconti di una   vita vera, quella raccolta tra le mura del carcere di San Severo. Accanto a lei, le volontarie Carla Villani, Sabrina Viglione e la professoressa Aurelia De Filippis hanno prestato ascolto con ai detenuti, testimoniando come una storia raccontata possa diventare il primo passo per un riscatto personale.

Questo incontro rappresenta la testimonianza di come l’educazione fa parte di una “seconda possibilità”

Il dirigente scolastico, il professor Luigi Talienti, ha accolto l’iniziativa con emozione, radicata nella sua ventennale esperienza di volontariato nelle carceri di Foggia e Airola. Le sue parole non sono state solo un atto formale di adesione al PTOF della scuola, ma un appello accorato contro la dispersione scolastica e la devianza.

“L’educazione non è solo trasmettere nozioni, ma offrire una bussola a chi l’ha persa,” ha ricordato il dirigente, ribadendo che nessuno è mai perduto se trova una comunità pronta a tendere la mano.

La giornata è stata un crescendo di partecipazione. Dai ragazzi del diurno a quelli del serale, nessuno è rimasto indifferente. Uno dei momenti significativi è stato quando sono emersi i frammenti di vita raccolti in carcere. Un vero ponte tra studenti e mondo esterno.

La giornata è stata un vero e proprio workshop narrativo, in cui i ragazzi hanno lavorato sui testi e sulle emozioni, trasformando l’aula in una redazione a cielo aperto infatti questi racconti diventeranno presto un libro. Saranno i detenuti stessi, attraverso la mediazione dei volontari e degli studenti, a parlare alle future generazioni, trasformando i propri errori in insegnamenti per evitare che altri compiano lo stesso percorso.

In chiusura, la dottoressa De Vivo ha lanciato una sfida culturale con il progetto “Terra viva”, parlando di “restanza” intesa come scelta coraggiosa e consapevole di non abbandonare le proprie radici. Un termine che  Talienti ha voluto subito intrecciare con quello di “mescolanza”.

“È questa l’immagine più bella della nostra scuola oggi. Una realtà multietnica e multiculturale dove l’accoglienza non è un bel discorso, ma una pratica quotidiana. Usciamo da questo incontro con una promessa: ci rivedremo presto per continuare a dare voce a queste storie, perché la nostra terra possa continuare a essere viva proprio grazie al coraggio di chi resta e alla forza di chi sa accogliere” Talienti conclude con questo messaggio, inno alla restanza ed alla mescolanza.

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