Cultura e territorio

Storia del Carmine "vecchio"

Percorrendo le strade di Foggia, in un cupo pomeriggio primaverile, decido di fermarmi davanti la Chiesa del Carmine, conosciuta come “Carmine vecchio”. Vedo il portone aperto ed entro. Mi guardo intorno; c’è qualche signora anziana che recita il rosario. Mi addentro e vengo fermato da un sacerdote anziano. Iniziamo a parlare e, con estrema lucidità mi ha raccontato la storia di questa chiesa.

La storia

A Foggia, dal 1646, esisteva già una Chiesa dedicata alla Madonna del Carmine, eretta su un terreno di proprietà del Capitolo Collegiale. Fu costruita da muratori devoti a seguito di un’epidemia di colera. Nel 1740 fu ampliata e venne costruita una sacrestia e un oratorio per la Confraternita. Dopo il terremoto del 1731 assunse la forma attuale caratterizzata dallo stile dell’epoca, il barocco. Ha una facciata tipica del seicento, sul portale d’ingresso – in brecciato rosso – è presente una ceramica policromia della madonna. L’interno è a navata unica absidale. Presenta tre altari marmorei e ricche decorazioni a stucco completano l’arredo. Sull’altare maggiore di questa chiesa vi è una statua della Vergine Maria, che ha in braccio Gesù Bambino, che a sua volta con la mano sinistra regge il globo. La statua, come la facciata della chiesa, richiama sicuramente il barocco del seicento. Nel 1695 nacque l’omonima confraternita con decreto di mons. Frascolla, primo Vescovo di Foggia, e fu elevata ad Arciconfraternita nel 1858. Agli inizi di questo secolo, nel 1901, fu eretto il sodalizio del Terz’Ordine Carmelitano. Dopo il decesso del Canonico Rolla, furono dichiarati Rettori cappellani i Padri Giuseppini della Parrocchia di San Michele e, successivamente, i Frati minori del vicino Convento. Quando fu eretta la Chiesa di San Pasquale divenne sede parrocchiale. Fu mons. Lenotti ad affidarla alle cure pastorali di una comunità di Padri Carmelitani. Nel 1969 ottenne il consenso del Capitolo Cattedrale, adducendo le seguenti motivazioni: “dare assistenza spirituale più idonea ai componenti del Terz’Ordine Carmelitano di Foggia” e inserire gli stessi nella vita parrocchiale.

Dopo aver ascoltato, con interesse, questi preziosi aneddoti, ringrazio e saluto l’anziano presbitero e mi reco all’uscita. Appena metto piede fuori, vengo avvolto da un inebriante profumo di dolci. Giro lo sguardo alla mia sinistra e vedo la nota e storica pasticceria “Del Carmine”. Qui, i dolci vengono preparati artigianalmente con le ricette tipiche della tradizione locale. Decido di fare una sosta. I proprietari sono sempre gentili e disponibili. Anche loro sono state vittime della criminalità locale che ha divelto, nel 2014, con un ordigno rudimentale la serranda della storica attività. Ma non si sono arresi, anche grazie al sostegno della comunità cittadina.

Esco dalla pasticceria, dopo aver assaggiato qualche delizia e, poco più avanti, scorgo la Chiesa di San Pasquale, con l’annesso convento. Attualmente non è più una parrocchia, ma resta importante per la sua storia.  L’edificio venne costruito dal 1724 al 1731 assieme al convento dei Frati minori Alcantarini. Nel XIX secolo lo stato unitario ne incamerò la proprietà, destinando il convento a usi militari. Gli Alcantarini vi fecero ritorno nel 1889. La chiesa è in stile barocco, con la facciata caratterizzata da un portico e da un rosone policromo raffigurante San Pasquale Baylon. L’interno è a croce latina ad una navata, con cappelle laterali intercomunicanti e il catino absidale. Le ultime due cappelle laterali fungono da transetto e sui loro altari si ritrovano gli stemmi dei marchesi Freda e Filiasi, entrambe famiglie foggiane che contribuirono alle spese di costruzione della chiesa. Nel pavimento della cappella a sinistra, con la funzione di botola della camera funeraria sottostante, si può osservare la lapide della famiglia Freda, in marmo intarsiato.

San Pasquale

Finisce qui la mia passeggiata in questo quartiere foggiano intriso di storia, bellezze architettoniche e gastronomiche.

Luigia Spinelli

Luigia Spinelli è la fotografa ufficiale di Foggiareporter.it
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