Sanità Puglia, buco da 349 milioni: tasse più alte e concorsi congelati fino al 2027

I numeri sulla carta fanno paura, ma quello che sta succedendo alla sanità pugliese rischia di farne ancora di più nella vita di tutti i giorni.

Il verdetto della Corte dei Conti sul bilancio 2025 arrivato in queste ore è pesante: un buco nei conti della sanità che tocca i 349 milioni di euro. Per capire l’entità del colpo, basta pensare che l’anno prima il disavanzo era di 84 milioni. In pratica, le perdite sono più che triplicate, registrando un picco del +314%.

Ma cosa c’è dietro questo strappo? Spese per il personale aumentate a dismisura (+188 milioni), costi legati alle RSA, spese per le società in-house Sanitaservice, noleggi e fondi di riserva. Un mix di voci che ha finito per mandare le casse regionali in cortocircuito.

Il problema vero, però, è l’effetto domino che questo buco finanziario sta provocando sulla pelle delle persone.

Si evidenzia una stangata sulle tasse. Per cercare di rattoppare il bilancio, la Regione ha dovuto attingere direttamente alle tasche dei cittadini, scaricando oltre 241 milioni di euro sull’aumento dell’addizionale regionale IRPEF.

Sono inoltre congelate le assunzioni fino al 2027. Più di 2.000 tra infermieri e operatori socio-sanitari (OSS), che speravano di prendere servizio grazie ai concorsi di Bari e Foggia, vedranno il loro ingresso bloccato per almeno un paio d’anni. Rinviare i contratti serve alla Regione per “spostare” il costo del personale sui bilanci futuri ed evitare il blocco immediato delle attività. Bloccate anche le stabilizzazioni nelle Sanitaservice.

Gli ospedali sono in affanno. Il rinvio delle assunzioni sta sollevando la rabbia dei sindacati (tra cui CGIL e FIALS). Chi lavora già nei reparti deve fare i conti con turni massacranti e straordinari continui, mentre per i pazienti il rischio concreto è quello di veder allungarsi ancora di più le liste d’attesa.

Si rilevano squilibri tra province. Nel caos dei numeri si inserisce anche il nodo delle disparità territoriali nelle assegnazioni originarie, con casi emblematici come quello che vedeva Foggia destinataria di 291 infermieri contro i soli 80 previsti per Bari.

Tra numeri da far quadrare, tasse in salita e concorsi fermi al palo, la sensazione è che a pagare il prezzo più alto di questo cortocircuito siano, ancora una volta, i pazienti e chi nei reparti ci lavora ogni giorno.

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