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San Pietro a Siponto e la tomba del vescovo Leone

Siponto nel periodo del Cristianesimo nella Daunia e l’antichità della sua ...

Foggia Reporter

Siponto nel periodo del Cristianesimo nella Daunia e l’antichità della sua cattedra episcopale sono attestati dalla tradizione, che afferma che il Vangelo vi fu predicato dai Santi Pietro Apostolo e Marco Evangelista, che convertirono per primo Giustino, duca della città di Siponto, che vi fu pure costituito Vescovo e venne aiutato nel governo pastorale da Sant’Oronzo, primo vescovo di Lecce che dimorò lungamente in pio romitaggio nella valle Dauna.

La fede cristiana era ben radicata “ab antiquo” e ben viva che nel 1096 dieci nobili sipontini si recarono a Gerusalemme cooperando nella riconquista della città con Beomondo, Tancredi e Goffredo di Buglione, tanto che il Tasso potè scrivere nell’ottava 64 e “del Canto I° della Gerusalemme liberata: Ed altri abbandonò Melfi e Nocera, e il culto pian piano si sparge e miete, di Troia e di Siponto e di Matera, e di Foggia, ch’accende antica sete”.

La fondazione Apostolica Sipontina si ha con il viaggio che San Pietro fu costretto a intraprendere, attraversando i maggiori centri della Diaspora Ebraica di cui anche Siponto, per far ritorno in Oriente dopo l’espulsione degli Ebrei da Roma, decretata dall’Imperatore Claudio nel 49, seguendo l’itinerario descritto da Orazio nella satira V.
Tra gli scavi della basilica paleocristiana c’è l’altare sul quale San Pietro avrebbe celebrato per la prima volta il sacrificio divino, detto “aura salutis Sipontinorum” e dal Catalogo dei Vescovi di Siponto, tra cui San Lorenzo Maiorano sotto il quale avvenne l’apparizione dell’Arcangelo San Michele sul monte Gargano.

Questi dati sarebbero stati insufficienti se il prof. Emilio Benvenuto non avesse rinvenuto un sarcofago con l’epigrafe: “Memor Esto Leonis -N-A-C-O-Y-H-B-O”-

L’epigrafe interpretata dal prof. Benvenuto con l’aiuto del prof. Michele Valente dell’Istituto Magistrale di Foggia: “Nika Alpha-Omega Soter Theou Hyiòs Eghemòn Biovkai Thanatou”, Ricordati di Leone, Vinca il Cristo Salvatore, figlio di Dio, padrone assoluto della vita e della morte.

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L’iscrizione contiene quindi una formula di acclamazione invocante nel nome di Cristo, senza principio e fine nella sua natura divina, salute eterna per un autorità ecclesiastica, nella specie di un Vescovo, che serviva a conservare l’intimo nesso fra il ministro defunto e i fedeli superstiti, sia per esprimere un voto, sia per ratificare una prece, come anche per affermare il culto pubblico nella chiesa.
Ḗ evidente che ci troviamo di fronte ai resti della tomba del Vescovo Leone, ossia del IV Vescovo Sipontino.
La scoperta è enorme, perché ci fa risalire ai primissimi tempi del Cristianesimo e conferma l’autenticità delle tradizioni della Chiesa di Siponto e del catalogo dei suoi primi dieci Vescovi.

A cura di Ettore Braglia