Dopo quarant’anni di silenzio, la comunità di Località Matine riabbraccia le sue radici. Un ritorno reso possibile dalla passione dell’associazione dell’Annunziata, tra eccellenze Slow Food, giochi di una volta e la solennità della banda municipale.
Dopo un’interruzione lunghissima, iniziata intorno al 1984-85, la festività rinasce per il secondo anno consecutivo, riportando vita, colori e preghiere nella suggestiva cornice di Località Matine.

A riprendere le fila del discorso interrotto decenni fa è infatti l’associazione dell’Annunziata, composta proprio da quegli storici organizzatori che curavano la festa negli anni ’80. Con lo stesso entusiasmo di allora, anche se con qualche anno in più, hanno deciso di rimboccarsi le maniche per non disperdere un patrimonio identitario così prezioso.
La festa non è solo spirito e gioco, ma anche un trionfo dei sensi. Grazie alla collaborazione con Slow Food, l’area dell’evento si è trasformata in una vetrina per le migliori aziende agricole del territorio. I visitatori si sono immersi in un vero e proprio percorso del gusto attraverso numerosi angoli degustativi, dove è stato possibile scoprire e assaggiare prodotti a “chilometro zero”, legando indissolubilmente il sacro della tradizione al profano della buona tavola garganica.

Per le strade di Località Matine è tornata a riecheggiare l’allegria delle sagre di un tempo. Grandi e piccini hanno potuto riscoprire il fascino dei giochi antichi, momenti di aggregazione pura che sembravano perduti.

Tra i più attesi, la spettacolare sfida del palo della cuccagna, il tiro alla fune e la divertente corsa nei sacchi, attività che rimettono al centro la semplicità e il divertimento comunitario.

Il momento più atteso e toccante è stata la solenne processione della domenica, quest’anno resa più suggestiva dalle note della banda musicale municipale.

Il percorso si è arricchito di una sosta dinanzi alla piccola chiesetta di San Giuseppe, una perla architettonica del 1866 in cui sulla targa affissa in latino si legge” retta a gloria di Dio e soprattutto dedicata al Divino patrocinio del patriarca Giuseppe la loro spesa era fornita da diligenti affitti i fedeli coniugi Raffaello Padovano No Jarius e Maria Carrabba”.

L’omaggio al Santo della chiesa più antica della zona ha rappresentato un gesto di profondo rispetto per la storia rurale e un incontro ideale tra la Vergine Annunziata e San Giuseppe.

“Tra fede e tradizione” recita lo slogan dell’evento. Non si tratta solo di una rievocazione nostalgica, ma della volontà di consegnare alle nuove generazioni i riti, i sapori e i suoni che hanno definito l’anima di San Giovanni Rotondo. Presenti infatti molti giovani e bambini che si sono cimentati nei vecchi giochi.

Con l’accensione del tradizionale falò alle ore 19:00, la comunità di Matine illumina ancora una volta la speranza di una tradizione che, finalmente, è tornata a casa per restare.
