San Giovanni Rotondo, sacristi licenziati chiedono aiuto a Papa Leone

“Santità, ci aiuti a non perdere la speranza”. È il cuore della lettera che una rappresentanza dei sacristi del Santuario di San Pio da Pietrelcina ha inviato a Papa Leone XIV, mentre resta aperta la vertenza che coinvolge 38 lavoratori della Fondazione San Pio.

La procedura di licenziamento collettivo è stata avviata il 28 settembre e riguarda dipendenti impegnati da oltre vent’anni nell’accoglienza dei pellegrini, nel servizio d’ordine e nella cura quotidiana degli spazi del santuario.

Nella missiva i lavoratori chiedono al Pontefice soprattutto ascolto. “Non Le chiediamo una promessa. Le chiediamo una parola”, scrivono, ricordando che dietro la procedura non ci sono soltanto numeri, ma “38 persone” e “38 famiglie”.

Molti di loro raccontano di essere entrati nel santuario da giovanissimi, prima come volontari e poi come lavoratori. “Siamo cresciuti qui. Questo Santuario è anche casa nostra”, sottolineano.

Secondo quanto riferito dai firmatari, la Fondazione avrebbe motivato la scelta richiamando anche il peso economico del contratto collettivo e una presunta diminuzione dei pellegrini.

Da qui il richiamo alla Dottrina sociale della Chiesa e alle parole pronunciate da Leone XIV sul valore del lavoro, sulla dignità della persona e sulla tutela della famiglia.

“Santità, quelle parole le abbiamo ascoltate. E oggi parlano di noi”, scrivono i sacristi.

La vertenza riguarda anche la questione contrattuale. I lavoratori sostengono di attendere ancora gli arretrati legati al precedente contratto collettivo e la piena applicazione economica del nuovo accordo sottoscritto a giugno.

Richiamano inoltre una pronuncia in appello che, secondo la loro ricostruzione, vincolerebbe la Fondazione all’applicazione del contratto.

“Non chiediamo privilegi”, ribadiscono. “Chiediamo il rispetto di un contratto e il riconoscimento di quanto maturato”.

A preoccupare i dipendenti è anche il nuovo assetto dei servizi prospettato dalla Fondazione, che prevederebbe l’eliminazione dell’attuale servizio d’ordine interno e l’affidamento delle attività a un istituto esterno di vigilanza.

Una scelta che spinge i sacristi a porre una domanda: può essere considerato facilmente sostituibile il lavoro di chi da oltre vent’anni accoglie pellegrini, anziani, malati e famiglie e conosce profondamente la vita del santuario?

“Noi non vogliamo credere di essere soltanto una voce di bilancio”, scrivono.

I firmatari precisano però di non chiedere al Papa di intervenire direttamente nella procedura o di entrare nel merito delle responsabilità giuridiche.

La richiesta è soprattutto pastorale: “Le chiediamo di ascoltarci. Le chiediamo di non abbandonarci”, prima che le decisioni annunciate diventino definitive.

La lettera si chiude con un’immagine che riassume il timore dei lavoratori: “Domani le luci del Santuario si accenderanno ancora. I pellegrini arriveranno ancora. Le porte si apriranno ancora. Noi vorremmo poter essere ancora lì”.

E poi l’ultimo appello a Leone XIV: “Non Le chiediamo di scegliere una parte. Le chiediamo di aiutarci a non perdere la speranza”.

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