Stanchi, preoccupati, ma determinati a non abbassare la testa. A San Giovanni Rotondo è andata in scena la terza giornata di presidio e sciopero che vede uniti agricoltori, allevatori e piccoli imprenditori locali. Sul tavolo, una vertenza che sta mettendo in ginocchio l’economia del territorio: le continue ed estenuanti fluttuazioni legate ai costi del carburante e il calo della benzina, che rischiano di soffocare chi con la terra e gli animali ci vive ogni singolo giorno.

Tra i trattori accesi e le mani segnate dal lavoro nei campi, si respira un’aria d’altri tempi, fatta di solidarietà, confronto e tanta dignità. Per tutta la giornata, i lavoratori hanno continuato a presidiare la zona, condividendo storie di aziende a rischio chiusura e sacrifici familiari che non riescono più a trovare copertura nei conti di fine mese.
Nel tardo pomeriggio della terza giornata, al presidio sono arrivati anche l’onorevole Giangiacomo Gatta e il consigliere Napoleone Cera. Nessun comizio, nessuna parata. I due rappresentanti politici si sono immersi tra la folla, mettendosi semplicemente in ascolto delle storie e delle ragioni degli allevatori e degli agricoltori in protesta.

È stato un momento di confronto schietto e diretto, lontano dalle dinamiche rigide dei palazzi del potere. L’onorevole Gatta ha voluto rimarcare con forza il senso della sua presenza con parole chiare e senza fronzoli affermando che la sua presenza non era fine ad un’intervista e non era interessato a finire in prima pagina sui giornali. La sua presenza serviva a testimoniare una vicinanza vera, in carne ed ossa, a queste persone poiché ciò che conta davvero è capire la gravità del problema e lavorare uniti per trovare una soluzione concreta.

Le sue parole hanno trovato il favore dei presenti, che chiedono risposte rapide e impegni precisi. Per gli agricoltori e gli allevatori di San Giovanni Rotondo, infatti, la battaglia non è solo economica, ma di sopravvivenza. Vedere la politica fare un passo verso di loro, mettendosi da parte rispetto ai riflettori della cronaca, ha portato un raggio di speranza all’interno del presidio.
La protesta continua, ma con la consapevolezza che ascolto e presenza concreta sono i primi passi per non lasciare solo chi produce la ricchezza del nostro territorio.
