San Giovanni Rotondo, il corpo di Padre Pio torna nella Chiesa grande. L’affondo di Monsignor Moscone: “Guerra, criminalità e crisi della Casa Sollievo: togliamo le pietre dai sepolcri”

Un fiume di fedeli, unito in un silenzio carico di devozione, ha accompagnato ieri la traslazione della reliquia del corpo di San Pio da Pietrelcina. Come ogni anno con l’arrivo della primavera, le spoglie del Santo hanno lasciato la cripta di Santa Maria delle Grazie per essere traslate nella chiesa a lui intitolata, progettata da Renzo Piano, dove gli ampi spazi permetteranno di accogliere l’abbraccio dei pellegrini per i mesi estivi.

Ma se il rito ha seguito la tradizione, a scuotere le coscienze è stata la potente omelia di Monsignor Franco Moscone. L’arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo, durante la solenne celebrazione eucaristica, ha trasformato il commento al Vangelo della resurrezione di Lazzaro in un manifesto politico e sociale, analizzando  le “piaghe” che affliggono il territorio garganico e il mondo intero.

Monsignor  Moscone non ha usato giri di parole per descrivere la situazione della Capitanata, citando i recenti fatti di sangue: “Penso agli ultimi avvenimenti a Monte Sant’Angelo e a Vieste, tra sparatorie e tentati omicidi. Penso allo spregio dei rifiuti e delle ecoballe rovesciate nei nostri ambienti”.

L’Arcivescovo ha poi lanciato un appello dirompente, unendosi al grido della città di Foggia: “Chi ha delle armi in casa, le deponga. Se non sapete dove portarle, portatele in una chiesa, mettetele davanti all’altare e lasciatele lì. Vi sentirete liberi”. Un invito al disarmo reale che richiama l’esempio di Padre Pio, definito “armato della sola croce”.

Lo sguardo di Moscone si è poi allargato agli scenari internazionali, definendo l’attuale situazione mondiale una “terza guerra mondiale unificata”. Le parole più dure sono state riservate alle democrazie occidentali, definite “autolatrie”:”Dobbiamo fermare queste guerre che servono solo ai costruttori di armi. Siamo testimoni del genocidio che si sta compiendo in Medio Oriente, a Gaza e in Libano”. Il presule ha citato con orgoglio la resistenza dei sacerdoti cristiani nel sud del Libano che hanno disobbedito agli ordini di evacuazione dell’esercito israeliano per restare accanto al popolo: “Un grande atto di fede e martirio attivo”.

Infine, un passaggio accorato sulla “creatura” terrena di San Pio: la Casa Sollievo della Sofferenza.  Moscone ha espresso preoccupazione per la crisi che sta attraversando l’ospedale, descrivendolo come “stretto da troppi legacci”. “Non è possibile che abbia perso improvvisamente la sua identità. La divisione interna, anche nella ricerca dei propri diritti, diventa diabolica se spacca l’opera” conclude Moscone.

Il corpo di San Pio resterà esposto alla venerazione dei fedeli nella cripta inferiore della chiesa nuova. Il messaggio lasciato da Moscone ai pellegrini e ai gruppi di preghiera è però un invito all’azione: non solo preghiera, ma “indignazione e protesta disarmata contro la guerra”.

La traslazione, dunque, non è stata solo un rito di fede, ma il punto di partenza per una chiamata alla responsabilità collettiva: “Togliere la pietra” dal sepolcro di una società che sembra aver scelto la morte invece della vita.

Exit mobile version