Salute e ristorazione, arriva il Ddl per introdurre il biologo nella brigata di cucina
La proposta a prima firma della senatrice Gisella Naturale (M5S) presentata a Roma: unire scienza e arte culinaria per garantire menù sani e di qualità sia nelle mense sia nei ristoranti.

ROMA – Unire la scienza della nutrizione all’arte culinaria per tutelare la salute pubblica anche quando si mangia fuori casa. Questo l’obiettivo dell’evento “Nutrizione, salute e qualità, il biologo in brigata di cucina” tenutosi a Roma, martedì 9 giugno, nella Sala dell’Istituto di Santa Maria in Aquiro presso il Senato della Repubblica.
In questa cornice istituzionale, la senatrice del Movimento 5 Stelle Gisella Naturale ha presentato ufficialmente il disegno di legge a sua prima firma. La proposta prevede l’introduzione formale di un professionista capace di integrare le competenze scientifiche nutrizionali nei contesti della ristorazione organizzata. Il raggio d’azione del Ddl è vastissimo e tocca due comparti chiave della nostra economia, in un momento storico in cui i pasti fuori casa sono in costante crescita:
- Ristorazione collettiva: mense pubbliche, scolastiche e aziendali. Un settore che serve ogni giorno oltre 3 milioni di italiani e che vanta un fatturato complessivo di 4,5 miliardi di euro.
- Ristorazione commerciale: ristoranti tradizionali e servizi di catering.
L’obiettivo è ambizioso: allineare il gusto e l’eccellenza gastronomica alla tutela della salute e alla sostenibilità alimentare, garantendo un accesso democratico al cibo sano. “Parlare di cibo sano significa non poter prescindere dalla formazione, quindi da un affiancamento con la scienza”, ha spiegato in apertura la senatrice Naturale. Il biologo in cucina offrirà una consapevolezza scientifica sulle buone pratiche di cottura, conservazione e abbinamento degli ingredienti, i quali variano le proprie qualità in base ai processi di coltivazione, allevamento e trasformazione.
La centralità della ristorazione italiana, recentemente riconosciuta come patrimonio Unesco, impone la necessità di preservare l’autenticità, i valori nutrizionali e il profondo legame con i territori. Il disegno di legge delinea quindi il biologo in cucina come un esperto di nutrizione e gastronomia che opera in sinergia paritetica con l’executive chef. Tra le sue funzioni principali ci saranno la consulenza, l’aggiornamento del personale di cucina sui temi della sicurezza alimentare e il bilanciamento dietetico dei menù, attraverso l’obbligo di una formazione professionale continua. La proposta di legge lancia anche una novità per valorizzare i locali virtuosi. L’articolo 5 del Ddl prevede infatti l’introduzione di un sistema di certificazione volontaria: il bollino verde di qualità. Questo riconoscimento verrà assegnato alle strutture ristorative che decideranno di impiegare stabilmente un biologo abilitato, trasformando l’attenzione alla salute in un importante elemento di distinzione e prestigio commerciale.

