Agricoltura

“Rivolta dei trattori”, attenzione alle strumentalizzazioni politiche

La “rivolta dei trattori” probabilmente raggiungerà il Circo Massimo giovedì 15 febbraio.

La protesta va avanti da gennaio, nata in Germania per poi estendersi in tutta l’Europa Mediterranea, interessando anche la Francia, la Spagna, Belgio, Olanda e l’Italia.

Il malcontento degli agricoltori è diffuso anche in Romania, Polonia, Ungheria, Bulgaria e Slovacchia.

Le motivazioni sono da ricercarsi nell’applicazione del “Green Deal”, la politica ambientalista dell’Unione Europea, che ha come obiettivo principale l’abbattimento delle emissioni di gas serra entro il 2050; il rimboschimento pari a 3 miliardi di alberi da piantare entro il 2030; l’abbassamento del livello di inquinamento del suolo, che è identificato come la causa maggiore del cambiamento climatico.

Di fatto, gli agricoltori hanno lamentato un aumento del prezzo del carburante; limiti troppo stringenti nell’utilizzo dei pesticidi, necessari per la salvaguardia dei prodotti; regolamentazione poco efficace contro la concorrenza sleale estera; eccessiva burocratizzazione del rapporto tra agricoltori e istituzioni.

Il malcontento è stato accolto sia dalle associazioni professionali, come la CIA-Agricoltori Italiani, che da gruppi come Rinascimento Agricolo che, per le loro posizioni, ricordano i cosiddetti “Forconi”, associazione nata tra il 2011 e il 2012, di stampo populista e con simpatie ad estrema destra.

La CIA sta lavorando a livello istituzionale: “Il settore ha bisogno di risollevarsi, le aziende agricole sono in grande difficoltà. Se i trattori sono per strada a manifestare, noi di Cia facciamo la nostra parte in maniera pressante a livello istituzionale, perché è solo così che si portano avanti risultati concreti e tangibili.

Le proposte che ci sono state fatte dal Governo sono in linea con le nostre rivendicazioni, abbiamo però aggiunto anche la necessità dello stanziamento di risorse per il comparto irriguo e per le assicurazioni agevolate, procedendo a pagamenti immediati per le annualità 2022 e 2023”.

Non bisogna confondere l’opposizione al Green Deal con una presa di posizione antiecologica: le attuali politiche Europee, così come espresse attualmente, non sono soddisfacenti dal punto di vista della tutela del lavoro degli agricoltori. Infatti, Ursula Von der Leyen, Presidentessa della Commissione Europea, ha dichiarato: “Ma oggi, dal 60% al 70% dei suoli in Europa sono in cattive condizioni.

Possiamo invertire questa tendenza. Ed è proprio quello che fanno molti agricoltori.

Ma dobbiamo fare ancora di più.

Per una protezione efficace della natura, gli incentivi all’intervento devono essere generosi. Gli agricoltori hanno bisogno di ragioni economiche per adottare misure di protezione della natura – forse non abbiamo presentato loro queste ragioni in modo convincente. Sono necessari incentivi reali che non si limitino a compensare la perdita di rendimento.

Questi incentivi possono essere forniti da sussidi pubblici e marchi di qualità, ad esempio in collaborazione con distributori e aziende di traformazione”.

Non bisogna neanche interpretare le politiche agricole dell’Unione Europea come antinazionali, dando adito a rivendicazioni populiste che sfruttano il malcontento dei cittadini per opporsi a strategie sovranazionali che pure hanno l’obiettivo di curare l’interesse del singolo Stato, con i limiti e i tempi che le Istituzioni di qualsiasi tipo e luogo hanno;

è necessario, quindi, non strumentalizzare la questione piegandola ad ideologie politiche.

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