Cultura e territorio

I pili della Vittoria

A pagina ottantuno del primo volume della relazione Perrone sulla Villa Comunale che va dal 1927 al 1931 si legge: … nello stesso giorno il Sovrano inaugurava, infine, in Piazza Cavour, due “pili” monumentali in pietra levigata di Trani e bronzo, opera dello scultore Antonio Bassi, su cui venivano issati il tricolore e il drappo recanti i colori della città.

Altre due antenne, elevandosi per circa trentacinque metri su grandi basi artistiche, venivano, anche erette il 4 novembre 1931, nel Parco della Rimembranza, in una solenne festa di cuori. “Sui “pili” di piazza Cavour e sulle antenne della Vittoria si innalzano i drappi con austera cerimonia nei giorni consacrati agli eventi gloriosi della Nazione e il popolo foggiano accorre in mirabile concordia di spiriti ad onorare nei colori sacri della grande e piccola Patria, le passate glorie ed esprimere insieme la sua ardente fede nell’avvenire…”.

Quei due pili di piazza Cavour, insieme con il pronao della Villa comunale, durante l’estate del 1943 e successivo triennio di occupazione alleata, furono ridotti in un mucchio di polvere; ma mentre del pronao, dopo tanto battersi dei politici locali e ribattere per sventare il fantastico progetto della “Galleria del duemila”, si potette, alfine, ottenere la ricostruzione, dei “Pili” e relative basi artistiche, nessuno si è preoccupato. Eppure, nei giorni di festa, in cui i pennoni dai colori della Patria “grande e piccola” garrivano al vento e al sole, quanto più bella appariva piazza Cavour!

Alberto Perrone realizzò questa opera spirituale: il Re Soldato dette il primo segnale dell’alza bandiera e garrirono al vento, nei giorni solenni, nel cielo di Foggia e nella sua più bella piazza i Vessilli della Patria e della Città. Successivamente, nel 1931, realizzata l’altra opera spiritualmente nobile: il Parco della Rimembranza, si volle che sul verde di quel sacro parco, aleggiassero i colori della “grande” e della “piccola” patria. Si, anche della “piccola” Patria Foggia in inno a quelli della grande Patria “Italia”. I vecchi combattenti della guerra 1915-18 quanta accorata commozione prendevano allorché, nella trincea a pochi metri dal nemico, uno di loro, dei reggimenti di Foggia, (il 14° e 137° di Fanteria) intonava un canto popolare nostrano, o anche il richiamo delle venditrici di piselli foggiani; di cicorie, di funghi, di “cozzola chiena”.

Era la voce della “piccola” Patria che sorreggeva perché affrontassero i sacrifici spesso della vita che la “grande” Patria chiedeva. Vennero purtroppo le distruzioni del 1943; poi la ricostruzione faticosa, e nell’ansia della ripresa non si pensò alla “spiritualità”. Nemmeno l’amministrazione monarchica che per alcuni anni resse il nostro Comune, si preoccupò di ricollocare i pili che il Sovrano solennemente inaugurò, anzi quell’amministrazione pensò di collocarvi in quella Piazza che porta il nome di un grande del Risorgimento e della dinastia Sabauda, statue scolpite in onore dei Borboni i quali, come sanno anche i bambini della terza elementare, furono contro i Savoia e contro il Risorgimento e l’unità d’Italia. Dette statue, siccome hanno un valore artistico e storico, vanno conservate nel Museo Civico anche se oggi sono conservate al Teatro Umberto Giordano.

A cura di Ettore Braglia

Redazione

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