
TERMOLI – La frana di Petacciato, tornata nelle ultime ore a causare la chiusura dell’A14 tra Vasto Sud e Termoli e lo stop alla linea ferroviaria tra Termoli e Montenero di Bisaccia, non è un fenomeno nuovo. Si tratta infatti di uno dei movimenti franosi più antichi e imponenti d’Europa, attivo da oltre 110 anni.
Le prime segnalazioni risalgono al 1916, quando lo smottamento provocò lo spostamento dei binari ferroviari. Da allora, numerose riattivazioni si sono susseguite nel tempo – tra gli anni ’30, ’50, ’60 e fino ai giorni nostri – con eventi significativi anche nel 1991, quando furono danneggiate infrastrutture e abitazioni, e nel 2015, quando si rese necessario demolire una decina di case. Il fenomeno, come spiegato in passato da tecnici e amministratori locali, è caratterizzato da un vasto “cucchiaio di scivolamento” che si estende per chilometri, dal centro abitato fino al mare, coinvolgendo anche la fascia costiera.
Secondo i geologi, si tratta di un processo naturale difficilmente arrestabile, che tende a riattivarsi soprattutto in presenza di piogge intense. “Su questa frana non si può fare nulla, bisogna conviverci”, era stata la conclusione degli esperti della Regione Molise dopo un monitoraggio effettuato negli anni scorsi. Un’emergenza ciclica, dunque, che continua a mettere a rischio collegamenti e territorio, riproponendo ogni volta lo stesso problema: la fragilità strutturale di un’area con cui, da oltre un secolo, si è costretti a fare i conti.

