
I carabinieri del Ros, il Raggruppamento Operativo Speciale hanno eseguito una misura cautelare emessa dalla Corte d’Assise del Tribunale di Foggia, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia presso la Procura del Tribunale di Bari, nei confronti di Angelo Bonsanto, di 40 anni condannato in primo grado alla pena dell’ergastolo con isolamento diurno per la durata di anni uno e mesi uno, perché ritenuto responsabile, in concorso con altri, dell’omicidio di Omar Trotta e del tentato omicidio di Tommaso Tomaiuolo, commessi in Vieste il 27 luglio 2017.
Il processo, che si è concluso lo scorso 19 dicembre 2025, ha portato anche alla condanna ad anni 20 di reclusione a carico del collaboratore di giustizia Gianluigi Troiano, di 33 anni che il 30 gennaio del 2024 venne arrestato da personale del R.O.S. in Granada, in Spagna, al termine di oltre 2 anni di latitanza.
L’esito processuale è frutto di una mirata attività investigativa condotta dal personale del R.O.S. e del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale Carabinieri di Foggia, con il coordinamento della D.D.A. di Bari.
Per la stessa vicenda, all’esito del processo svoltosi con rito abbreviato nell’ambito dell’indagine denominata “Omnia Nostra”, condotta sempre dal R.O.S., sono stati già condannati in via definitiva i collaboratori di giustizia Marco Raduano, ritenuto mandante dell’omicidio, Antonio Quitadamo e Danilo Pietro Della Malva.
Il grave fatto di sangue, per il quale è stata riconosciuta l’aggravante mafiosa di cui all’art. 416-bis.1 c.p., nella duplice accezione di essere stato commesso con cd. “metodo mafioso” ed al fine di agevolare la consorteria criminale capeggiata all’epoca proprio dal Raduano, era balzato agli onori della cronaca per la platealità della condotta: l’omicidio, infatti, fu commesso in pieno giorno, in periodo estivo, in un ristorante, in area ad altissima affluenza turistica.
Contestualmente sono in corso anche una serie di perquisizioni domiciliari in quanto, nel corso del processo è stato posto in essere un tentativo di inquinamento probatorio da parte del Bonsanto, mediante presentazione di documentazione sanitaria rivelatasi poi falsa.


