
FOGGIA – L’annuncio della possibile realizzazione di una moschea a Foggia ha acceso il dibattito politico, ma anche sollevato toni che rischiano di spostare la discussione su un terreno pericoloso. Le dichiarazioni del deputato Rossano Sasso, che parla di “immigrati che infestano” e di rischio “islamizzazione”, segnano infatti uno scivolamento evidente dalla critica politica alla generalizzazione.
Il progetto – che riguarderebbe un luogo di culto per una comunità musulmana ampia e articolata – viene descritto come una minaccia per la sicurezza e l’identità cittadina, senza però elementi concreti che colleghino direttamente un edificio religioso a fenomeni criminali. Un nesso che, nella narrazione proposta, appare più costruito che dimostrato.
Foggia, come molte città italiane, vive problemi reali: criminalità, marginalità sociale, difficoltà economiche. Ma attribuire queste criticità alla presenza di fedeli di una religione o evocare scenari legati alla Sharia rischia di alimentare paure e tensioni, senza offrire soluzioni. Il tema della sicurezza urbana è serio e complesso, ma difficilmente può essere affrontato con slogan o contrapposizioni identitarie.
Anche sul piano istituzionale, alcune affermazioni risultano imprecise: la questione delle intese religiose con lo Stato è articolata e non può essere ridotta a un argomento per negare la libertà di culto, garantita dalla Costituzione. Allo stesso modo, insinuare dubbi sui finanziamenti senza evidenze rischia di alimentare sospetti ingiustificati. La mobilitazione annunciata in piazza Umberto Giordano si inserisce quindi in un clima già teso, dove il rischio è quello di trasformare una questione urbanistica e sociale in uno scontro ideologico.
Il punto centrale resta un altro: Foggia ha bisogno di politiche serie su sicurezza, integrazione e sviluppo. Strumentalizzare un progetto religioso per alimentare consenso può essere efficace sul piano politico, ma difficilmente aiuta a costruire una città più sicura e coesa.

